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Specialisti in azione sul balcone della stanza 501.
MURALTO/LUGANO
20.09.2021 - 12:430

Le spese erano da capogiro, ma a sborsare era sempre lei

Processo per il delitto in hotel: ripercorse le ultime ore della "strana coppia". La cena, la discoteca, la cocaina.

Al rientro in albergo, nel cuore della notte, accadono cose strane sin da subito. In ascensore la carta di credito della giovane vittima finisce in una fessura. Per l'accusato si trattava di uno scherzo...

MURALTO/LUGANO - Alcuni giorni costellati da spese folli a Zurigo. Con l'acquisto ad esempio di una giacca da oltre 2.000 franchi. Poi l'arrivo in Ticino. E il soggiorno all'hotel La Palma Au Lac di Muralto. Siamo nella prima decade di aprile del 2019. Sono gli ultimi giorni di vita per la ricca 22enne inglese trovata morta per asfissia il 9 dello stesso mese nella stanza numero 501 dell'incantevole albergo locarnese. A ripercorrerli, al processo in corso a Lugano, è il giudice Mauro Ermani. Di fronte ha il 32enne tedesco accusato di avere ucciso la ragazza. 

Risposte approssimative che fanno arrabbiare il giudice – «Lei potrebbe essere condannato per assassinio e rischia la massima pena», dice il giudice al'imputato dopo alcune sue risposte approssimative. In particolare in merito a un dettaglio: i pagamenti in quei giorni venivano fatti con la carta di credito della vittima, l'uomo sulla sua aveva poche decine di franchi. E verosimilmente non poteva permettersi di pagare la prestigiosa stanza 501, con vista lago. 

La serata e il rientro all'hotel – Nel corso della loro ultima sera insieme i due berranno molto alcol. L'aperitivo, una cena ad Ascona, la discoteca. Poi il rientro in hotel verso le due di notte. È in quel momento che la coppia ha un battibecco. «Io ero ubriaco e volevo rientrare. Quella sera poi non c'era tanto movimento. Era un lunedì – ricorda l'imputato –. Alla fine è arrivato il taxi e siamo tornati in albergo». I due acquisteranno anche della cocaina. Con i soldi appena prelevati dal conto della 22enne.    

L'episodio in ascensore – Alle 2.30 la coppia arriva in albergo. Il portiere apre loro la porta. «Siamo saliti al quinto piano in ascensore. Stavamo bene – spiega lui –. In ascensore ci siamo stuzzicati. È lì che ho preso la sua carta di credito (di cui conosceva il codice, ndr), e mi è caduta in una fessura, rimanendo incastrata. Si parlava di pagare... E allora le ho detto "domani pago io e la tua carta la butto via". Voleva essere uno scherzo. Siccome la fessura era piccola mi sono promesso che l'avrei recuperata al mattino. La mia compagna non era particolarmente entusiasta». E allora perché non dirlo al portiere che avevano appena incontrato? «Abbiamo continuato a discuterne anche quando siamo arrivati in camera. Lei diceva che avevo commesso una stupidaggine. E io mi sono scusato».

Un dettaglio che emerge solo più avanti – Ermani tuttavia evidenzia come il 32enne tedesco non abbia mai parlato della carta di credito nell'immediatezza del suo arresto. Anzi. La carta sarebbe stata ritrovata casualmente solo diverse settimane dopo in seguito a un guasto meccanico dell'ascensore. «Temevo che la procuratrice Petra Canonica Alexakis non avrebbe creduto al fatto che si trattasse di uno scherzo. Ho cercato di proteggermi». Una riflessione che il giudice mette in discussione anche facendo riferimento al fatto che il 32enne ha una formazione nel ramo della meccanica e avrebbe dunque potuto immaginare che prima o poi, in occasione di un normale controllo di manutenzione, la carta sarebbe stata ritrovata.  

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