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CANTONE
04.11.2020 - 06:000

Vaccino, quasi un miraggio: «Paghiamo le scarse richieste del passato»

Riservato alle categorie a rischio e introvabile. Nuove scorte "straordinarie", però, arriveranno a fine mese.

Il farmacista cantonale: «La Svizzera è al 23esimo posto in Europa per vaccinazioni degli over 65. In Italia la percentuale quasi raddoppia»

LUGANO - È ormai alla stregua di una caccia al tesoro. Con risultati spesso deludenti. Sì, perché di vaccini antinfluenzali in Ticino non ce n'è più.

Nuove scorte in arrivo - Tuttavia non bisogna disperare. «Contrariamente agli anni passati - sottolinea il medico cantonale Giovan Maria Zanini - quest'anno avremo una seconda fornitura, straordinaria, a fine novembre. Medici e farmacisti, insomma, ne riceveranno quantitativi interessanti».

Buona parte di questi medicamenti, va detto, sono già prenotati «da persone che ne hanno bisogno», ma - prevede Zanini - «vi saranno probabilmente delle eccedenze».

La priorità, come noto, va a malati cronici e anziani. «Proprio per questo, fino al 30 di novembre, le farmacie possono vendere solo alle categorie più a rischio». Non a caso, per preservare la salute dei più deboli, è stato vietato di vendere il vaccino a chi si presenta con una ricetta estera (ad esempio italiana). «Ciò, è ovvio - sottolinea il farmacista cantonale - solo perché un medico italiano non è tenuto a rispettare la priorità alle categorie a rischio come invece accade da noi».

Svizzeri "allergici" al vaccino - Ma perché questa penuria di vaccini? La risposta è in parte scontata: «Da una parte ci sono state le raccomandazioni delle Autorità a vaccinarsi, dall'altra il coronavirus ha sicuramente fatto aumentare notevolmente la richiesta - sottolinea Zanini -. Bisogna però dire che stiamo anche pagando le abitudini degli anni precedenti».

Numeri alla mano, infatti, la Svizzera è quasi fanalino di coda quando si parla di percentuale di vaccinati. «Nel 2019 solo il 31% degli over 65 ne ha usufruito. Per fare un paragone, in Italia il dato è al 52%». Peggio ancora chi ha malattie croniche. Tra questi solo il 25% si era vaccinato nel 2019.

«A livello europeo siamo al 23esimo posto come tasso di vaccinazione dei senior, seguiti solo da Slovenia, Polonia, Lettonia e Estonia. Se ci fossimo vaccinati di più negli scorsi anni avremmo potuto godere di una fornitura di base già più ampia».

E richiederne quantitativi maggiori, oggi, non è poi così semplice. «La produzione di un vaccino è un procedimento lungo e la capacità produttive delle aziende sono limitate e commisurate alle vendite annue. Il fatto di poter contare quest'anno su alcune centinaia di migliaia di dosi supplementari è già positivo».

Basteranno? «In questo momento - conclude Zanini - cercheremo di sfruttare al massimo le possibilità che abbiamo. Molto dipenderà da quante dosi arriveranno».

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