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CANTONE
02.06.2020 - 07:310
Aggiornamento : 10:06

Il Covid che separa papà e figli

Durante il lockdown il diritto di visita tra genitori separati ha subito limitazioni, che in qualche caso continuano

La storia di un padre che da tre mesi chiede di incontrare la prole. Nel periodo della pandemia non sono mancati i dubbi e i contrasti su come disciplinare la materia. Lisa Bacchetta coordinatrice delle Famiglie monoparentali: «Mettere al centro il benessere dei bambini può smussare i contrasti»

LUGANO - La parola magica è “mediare”. Ma se i genitori vivono ormai da anni separati e sono prossimi alla sentenza di divorzio, beh, anche il diritto di visita ai figli può diventare terreno di contrasto. Talvolta molto acceso. 

Succede a un papà originario del Centroamerica che da quasi tre mesi, da quando è scoppiata la pandemia non riesce più ad incontrare i suoi due figli in età scolare: «Mia moglie - dice - usa il pretesto del Covid per negarmi la visita». D’altro lato la madre ribatte di avere «un soggetto a rischio» nel suo attuale nucleo familiare e fissa all’8 giugno l’ipotetica ripresa degli incontri tra padre e figli. Lui è disperato: «Da quando non li vedo mi sento il cuore a pezzi» dice, noi evitiamo di esprimere giudizi.

Uscendo dal singolo caso, si può senz’altro affermare che il diritto di visita in tempo di coronavirus ha aggiunto sofferenza al periodo già difficile. Tra i primi a chiedere direttive chiare, ma anche ad avanzare suggerimenti, figura l’Associazione ticinese delle famiglie monoparentali e ricostituite (ATFMR). Ed indicazioni sono arrivate lo scorso 8 aprile dalla Camera di protezione (l’organo superiore alle Arp, le Autorità regionali di protezione). «Il nostro sportello di ascolto è stato molto sollecitato - conferma Lisa Bacchetta, coordinatrice dell’ATFMR -. Ci chiamavano anche genitori affidatari, per l’85% mamme, chiedendoci come comportarsi. Se applicavano alla lettera le indicazioni delle autorità cantonali, durante il lockdown, il diritto di visita sarebbe dovuto saltare. E ci si sarebbe dovuti accontentare di misure alternative quali le telefonate e le videochiamate». 

Invece, ricorda Bacchetta, dall’8 aprile indicazioni sono arrivate dal Cantone: «Indicazioni che riprendono quelle che avevamo suggerito noi, su parere del nostro avvocato Nora Jardini Croci Torti». Quindi, dipende dal caso: «Sono indicazioni di buon senso. Se i genitori dei due nuclei separati, nel periodo più difficile dell’emergenza, avevano vissuto in auto quarantena non c’era problema particolare se i figli passavano da una famiglia all’altra».

Dopo la riapertura delle scuole e delle altre attività, lo scorso 11 maggio, la situazione è cambiata ed è assai più rassicurante: «Di questo oggi va tenuto conto nel diritto di visita. Chiaramente se non c’è accordo tra i due genitori, allora bisogna rivolgersi ad un’autorità, in genere l’Arp. Per trovare altre vie ci sono i consultori famigliari del Centro Coppia e famiglia, di Comunità famigliare e il nostro Sportello d'ascolto». 

In conclusione, su un punto Lisa Bacchetta insiste, «il diritto di visita non è un diritto solo dei padri o delle madri, ma soprattutto un diritto dei bambini. Il cui benessere va messo sempre al centro. Talvolta questo approccio smussa qualche angolo nel variegato mondo dei genitori separati».

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