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CANTONE
29.03.2020 - 20:000

Centinaia di controlli al giorno, e qualche lamentela

Una settimana di posti di blocco e interventi nelle aziende. La Polizia: «I ticinesi si stanno comportando bene»

BELLINZONA - In guerra contro il coronavirus. In Ticino si sono intensificati gli interventi di polizia, per arginare l'epidemia di Covid-19. Nella settimana appena conclusasi sono state «alcune centinaia» i controlli effettuati ogni giorno sulle attività commerciali e sulle aziende, fa sapere la Polizia cantonale. A questi si affiancano i controlli sulle strade, per verificare gli spostamenti della popolazione. 

Un massiccio dispiegamento di forze, che affianca lo sforzo dei medici e del personale sanitario nella lotta all'epidemia. L'obiettivo: «Far rispettare le decisioni delle autorità».

La buona notizia è che, per ora, i ticinesi sembra si stiano comportando bene. «Nell'ambito delle imprese e dei movimenti della popolazione possiamo affermare in linea generale che le regole vengono rispettate» assicura a tio.ch/20minuti il Comando della Polizia Cantonale. 

Certo non mancano le frizioni. Il virus diventa un'arma: nel canton San Gallo - non ancora in Ticino, per fortuna - c'è stato persino chi ha tossito apposta in faccia ai poliziotti, durante i posti di blocco. I segnali di nervosismo sono le eccezioni in una grande maggioranza silenziosa e responsabile. 

Ai posti di blocco, c'è chi si è lamentato dell'assetto "da combattimento" dei poliziotti. In particolare dei fucili mitragliatori. Reminiscenza di un'altra "guerra" recente, quella al terrorismo islamico, i mitra utilizzati durante i controlli non fanno parte di una strategia legata all'epidemia, precisano dallo Stato maggiore cantonale di condotta (Smcc). Ma gli agenti possono decidere di imbracciarli «in base alla valutazione dei rischi» caso per caso. 

A qualcuno non vanno giù. «Mi sembra un'esagerazione e una mancanza di rispetto» commenta una lettrice del Bellinzonese che, nei giorni scorsi, è stata controllata sul ponte di Claro. «Mi stavo recando al lavoro e ho volentieri prodotto i documenti per dimostrarlo - racconta -. Ritengo che queste verifiche siano giustissime, ma non siamo criminali. C'è già abbastanza panico in giro».  

Al riguardo, da parte dello Stato maggiore non ci sarebbero indicazioni particolari. Si tratta - ribadisce lo Smcc - di una «modalità di controllo consolidata negli anni» e «legata in particolare agli attentati terroristici che hanno colpito l'Europa» a partire dal 2015. I mitra, insomma non hanno «niente a che fare con l'attuale situazione legata al coronavirus» assicura il comando. Che non fornisce dati sulla quantità delle armi impiegate «per ragioni operative e strategiche». 

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