LUGANO
25.05.2018 - 19:200
Aggiornamento : 22:48

«Quel rosario creava de facto un conflitto con il Gay Pride»

Il Municipio di Lugano spiega perché ha detto no alla contro-manifestazione di Helvetia Christiana

LUGANO - Quindici-venti persone che sgranano il rosario davanti alla statua della Madonna di Fatima. Una supplica che doveva durare un’ora, domenica 26 maggio, in una piazza di Lugano per «pregare contro il Gay Pride». Doveva perché, come noto, la richiesta dell’associazione Helvetia Christiana è stata bocciata dal Municipio (e la decisione è stata contestata da un ricorso tuttora pendente).

Nell’attesa di conoscerne l’esito, arriva la risposta di Palazzo Civico all’interrogazione dei tre consiglieri comunali dell'UDC. Municipio che contesta l’affermazione di Alain Bühler, Raide Bassi e Tiziano Galeazzi, secondo cui «il rosario non si sarebbe rivolto contro persone di orientamento omosessuale o contro i partecipanti al corteo del Pride». Al contrario, per l’Esecutivo, «il fatto che Helvetia Christiana abbia chiesto di poter manifestare nel medesimo periodo di un’altra manifestazione - il Gay Pride - già regolarmente organizzata da tempo, e con l’unico scopo di contrastare quest’ultima crea de facto un conflitto. Conflitto che il Municipio non poteva non tenere in considerazione».

A preoccupare il Municipio non è stato tanto l’esiguo numero di partecipanti annunciato da Helvetia Christiana. «L’assembramento temuto dalla scrivente Autorità non si riferisce comunque ai 15-20 aderenti dell’associazione, ma ai vari utenti che si fermerebbero per discutere della questione (sia a favore sia contro). Come visto, la discussione è stata animata sui media e lo sarebbe, con tutta verosimiglianza, pure in piazza». Rischi che i municipali affermano di non potersi assumere.

Secondo i tre consiglieri comunali democentristi, in passato il Municipio avrebbe adottato due pesi e due misure, tollerando le proteste non autorizzate da parte di ambienti di estrema sinistra. «Se tali non meglio precisate manifestazioni di sinistra non erano state autorizzate - si legge nella risposta all’interrogazione - ne consegue che non erano lecite. In questi casi la Polizia (sia comunale che comunale) è comunque intervenuta».

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