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LUGANO
22.03.2017 - 18:110
Aggiornamento : 23.03.2017 - 08:28

«Ci chiedono di pagare il pizzo per lavorare in Ticino»

Lo sfogo di un gruppo di artigiani contro la Lia. «Legge inutile, e nessuno ci ha informati». Sabato protesteranno in piazza Dante a Lugano

LUGANO - «Ci troveremo in piazza, vestiti da artigiani e muti. Muti come di fronte alla legge, perché così ci hanno posto davanti alla legislazione: senza informazioni». Giovanni Gilgen, artista ticinese, presenta così la manifestazione prevista sabato 25 marzo alle 11:15 in piazza Dante Alighieri a Lugano. Gli artigiani si troveranno per un’azione silenziosa contro la Legge sulle imprese artigianali (LIA).

Lo scopo - La protesta, spiegano i promotori, vuole sensibilizzare la popolazione sulle conseguenze della legge per l'artigianato ticinese. «Nessun artigiano è stato informato sulla sua entrata in vigore. Molti non sono tuttora a conoscenza della sua esistenza. È stato il passaparola a informare la maggior parte di noi».

Il signor Gilgen pone l’attenzione sul silenzio con cui la LIA è entrata in vigore e sull’ignoranza (anche attuale) della maggior parte degli interessati, che non hanno ricevuto alcuna comunicazione. «Non è stata divulgata alcuna informazione. Non tutti hanno un computer e le cose dovrebbero essere scritte nero su bianco e spiegate con chiarezza». Alla manifestazione di sabato inizierà comunque la raccolta di firme volta all’abrogazione dell’albo LIA.

La LIA - La manifestazione di sabato «è solo l’inizio». La LIA infatti non piace agli artigiani, che si sentono penalizzati. L’obiettivo di una nuova legislazione era la tutela della qualità dei lavori delle imprese che operano sul territorio ticinese e la prevenzione degli abusi nell’esercizio della concorrenza. La categoria interessata, però, ritiene che lo scopo non sia stato raggiunto. «Ci sono molti artigiani che non sono ancora iscritti all’albo, perché gli sembra di pagare il pizzo per lavorare in Svizzera - commenta Giovanni Gilgen -. È assurdo dover pagare per lavorare nel nostro paese. Non si tratta assolutamente di un aiuto».

Il costo della LIA è composto dalla tassa d’iscrizione - pari a 600 franchi - e dalla tassa annuale di 400 franchi. Ma anche dal carico burocratico: «Bisogna allegare molti documenti. Io ho impiegato cinque ore - sottolinea l’artista ticinese - per redigere la lista dei materiali che ho accumulato in trent’anni di lavoro. Quando sono andato in Posta per pagare la tassa mi hanno informato che avrei dovuto versarla online. Anche lì ho perso tempo perché non ero stato dovutamente informato».

L’iscrizione all’albo - La LIA prevede l’iscrizione all’albo per ogni categoria di servizi offerti. L’artigiano indipendente “tuttofare” si ritrova pertanto sommerso dalle tasse e dalle scartoffie. «Prendiamo l’esempio del “marito a noleggio” - continua Gilgen -. È una persona che si è reinventata per uscire dalla disoccupazione. Con la LIA viene ostacolato».

La posizione del Consiglio di Stato - Il Consiglio di stato il 16 agosto ha risposto a un’interrogazione presentata dai deputati in Gran Consiglio Henrik Bang e Gina La Mantia esponendo l’iter che ha portato alla creazione della LIA. È nata da un’iniziativa parlamentare elaborata presentata nel 2012 dai deputati Pagnamenta, Barra, Guidicelli e Lurati. La sua introduzione è stata reclamata dapprima con un’interpellanza dello stesso deputato Pagnamenta e poi con una mozione del 2014 sottoscritta da tutti gli allora capigruppo in Gran Consiglio. Il Consiglio di Stato ha licenziato il proprio rapporto sull’iniziativa con messaggio dell’11 novembre 2014. L’adozione della LIA è stata quindi decisa dal Gran Consiglio il 24 marzo 2015. A questa decisione è seguita l’elaborazione del regolamento di applicazione e l’entrata in vigore del nuovo ordinamento il 1. febbraio 2016.


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