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SVIZZERA

L'iniziativa UDC sull’immigrazione divide il mondo agricolo

Tra tutela dei terreni e timori per la manodopera, i contadini si spaccano sul voto del 14 giugno
20min/Stefan Lanz
L'iniziativa UDC sull’immigrazione divide il mondo agricolo
Tra tutela dei terreni e timori per la manodopera, i contadini si spaccano sul voto del 14 giugno

SVIZZERA - Gli agricoltori svizzeri, tradizionalmente vicini all’UDC, si trovano divisi sull’iniziativa "No a una Svizzera da 10 milioni", in votazione il prossimo 14 giugno. Da una parte c’è chi sostiene la necessità di preservare i terreni coltivabili dalla pressione edilizia legata alla crescita demografica; dall’altra chi teme un aggravarsi della già marcata carenza di manodopera nel settore.

La spaccatura preoccupa l’Unione svizzera dei contadini (USC), che ha deciso di non esprimere una raccomandazione di voto. La maggioranza della Camera svizzera dell’agricoltura ha optato per la libertà di voto, alla luce delle diverse sensibilità tra regioni e comparti. «Una presa di posizione netta avrebbe rischiato di provocare una frattura interna», ha spiegato Daniel Blättler a Keystone-ATS.

Nel dibattito, l’USC evidenzia come la crescita della popolazione eserciti una forte pressione sui terreni agricoli, già in diminuzione, e aumenti la dipendenza dall’estero per la sicurezza alimentare. Allo stesso tempo, però, l’agricoltura svizzera si regge in larga parte su manodopera straniera: oltre 50 mila lavoratori non familiari sono impiegati nelle aziende agricole e circa il 70% proviene dall’area UE. Un’eventuale messa in discussione della libera circolazione rischierebbe quindi di compromettere questo bacino.

Tra le organizzazioni cantonali emergono posizioni divergenti. Diverse grandi associazioni, come quelle di Berna, Zurigo, San Gallo, Turgovia e Sciaffusa, sostengono l’iniziativa, ritenuta uno strumento per contenere l’espansione demografica e proteggere le superfici coltivabili. In particolare a Zurigo si sottolinea come la crescita della popolazione sia superiore alla media nazionale e come il grado di edificazione abbia già raggiunto il 97,7% delle zone edificabili.

Altre realtà, come Soletta e Argovia, hanno invece scelto la neutralità. Per i contadini solettesi le questioni agricole devono prevalere sugli interessi politici, pur riconoscendo la forte dipendenza del settore dalla manodopera straniera, emersa con evidenza durante la pandemia, quando risultò difficile reperire personale sufficiente per i raccolti.

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