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SVIZZERA
02.08.2020 - 13:120

"Stop all'agrobusiness", quattro ONG chiedono un cambiamento

«Suolo e acqua si stanno esaurendo. È insostenibile», sottolineano WWF, Pro Natura, Greenpeace e BirdLife.

BERNA - Le organizzazioni ambientaliste WWF Svizzera, Pro Natura, Greenpeace e BirdLife hanno lanciato oggi una campagna dal titolo "Stop all'agrobusiness". Il momento non è stato scelto a caso: il parlamento si occuperà presto di politica agricola e gli svizzeri nei prossimi mesi dovranno votare su tre iniziative in materia di agricoltura e ambiente.

Eccessiva concimazione, uso di pesticidi, perdita di biodiversità: l'agricoltura intensiva sta conducendo «all'esaurimento» di suolo e acqua in Svizzera. «Questo è insostenibile», dichiarano le quattro organizzazioni non governative (ong) in un comunicato diramato stamani.

Le Camere federali si occuperanno del tema nei prossimi mesi. «Ora hanno l'opportunità di mettere le preoccupazioni ambientali in primo piano nelle loro deliberazioni sulla futura politica agricola (PA 22+, da attuare a partire dal 2022)», afferma, citata nella nota, Eva Wyss, responsabile del settore agricoltura presso WWF Svizzera.

Obiettivi ambientali mancati - Tanto più che nessuno dei tredici obiettivi ambientali per l'agricoltura (OAA), definiti nel 2008, è stato raggiunto. Per quanto concerne l'impatto ambientale degli apporti di ammoniaca, gas con effetto serra, prodotti fitosanitari e fertilizzanti, negli ultimi 20 anni praticamente non sono stati compiuti progressi, sostengono le quattro ong.

In quasi tutti i gruppi di esseri viventi, la perdita di biodiversità nelle terre agricole continua. La costante diminuzione della densità delle piante da fiore minaccia in particolare molte specie di insetti.

Tuttavia, dal 2008, sono pochi i miglioramenti nell'estensione delle aree per la promozione della biodiversità e dello spazio riservato ai corsi d'acqua, deplorano le associazioni ambientaliste.

Incentivi sbagliati - «Attualmente gli incentivi sono completamente sbagliati», afferma, sempre citato nel comunicato, Marcel Liner, responsabile del progetto Politica agricola presso Pro Natura. Secondo lui, «è inaccettabile che i pagamenti diretti mantengano in vita un'agricoltura che non raggiunge gli obiettivi ambientali prefissati, mettendo a rischio la nostra salute e la biodiversità».

Alexandra Gavilano, che dirige l'ambito agricoltura e clima di Greenpeace aggiunge: «Poiché la Svizzera non può nutrire i numerosi animali con risorse proprie, dipende dalle importazioni di foraggio. Un'agricoltura non adattata al luogo - ad esempio con l'allevamento intensivo di bestiame e con le monocolture per la produzione di mangime per questi animali - distrugge importanti ecosistemi in patria e all'estero».

La posta in gioco è alta - Il tema è sensibile, tanto più che gli svizzeri dovranno esprimersi presto (la data dello scrutinio non è ancora fissata) su diverse iniziative in materia di agricoltura: "Acqua potabile pulita e cibo sano - No alle sovvenzioni per l'impiego di pesticidi e l'uso profilattico di antibiotici", depositata nel gennaio 2018; "Per una Svizzera senza pesticidi sintetici" (maggio 2018); e "No all'allevamento intensivo in Svizzera (Iniziativa sull'allevamento intensivo)" (settembre 2019). Altre iniziative sono ancora nella fase di raccolta delle firme.

Il contesto attuale, anche se le misure di prevenzione contro la pandemia Covid-19 hanno impedito nuove dimostrazioni, è segnato anche dalle manifestazioni dei giovani in merito alle preoccupazioni per il riscaldamento climatico.

Sul sito web della campagna - unicamente in tedesco e francese - figura l'invito a firmare un appello per un'agricoltura sostenibile. Agricoltori, politici e rappresentanti degli ambienti culturale e sportivo hanno già aderito all'iniziativa.

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