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SVIZZERAUn anno fa il pericolo dell'arrivo del coronavirus in Svizzera era considerato «moderato»

12.01.21 - 23:33
Tra gennaio e febbraio c'era più preoccupazione che le notizie in arrivo dalla Cina potessero scatenare il panico.
KEYSTONE
Fonte 20 minuten / Pascal Michel
Un anno fa il pericolo dell'arrivo del coronavirus in Svizzera era considerato «moderato»
Tra gennaio e febbraio c'era più preoccupazione che le notizie in arrivo dalla Cina potessero scatenare il panico.
È tutto scritto in alcuni promemoria del Dipartimento federale dell'interno, richiesti e ottenuti da un attivista.

BERNA - Un anno fa il Dipartimento federale dell’interno (Dfi) si è trovato a che fare per la prima volta con un virus che in Cina stava cominciando a creare parecchie preoccupazioni e che, nei mesi successivi, si è propagato in tutto il mondo: il Sars-CoV-2.

Solo che le autorità federali avevano considerato «moderato» il rischio che il coronavirus arrivasse in Svizzera. Lo si legge in un documento del dipartimento guidato da Alain Berset e datato 22 gennaio, ottenuto dall'attivista Hernâni Marques sulla base di quanto sancito dalla Legge federale sul principio di trasparenza dell’amministrazione. A Marques, che voleva conoscere la valutazione del Dfi in quei mesi, sono stati consegnati tre promemoria, che ora sono stati condivisi sui social.

Rischio «moderato» - «L'attuale epidemia di polmonite con il nuovo coronavirus a Wuhan ricorda molto l'inizio degli eventi della SARS nel 2002/2003» si legge in una delle note. Una situazione da seguire con attenzione ma senza eccessivi patemi d'animo, anche sulla base di una valutazione di un pericolo non così elevato da parte dell'Ufficio federale della sanità pubblica. 

Ricordiamo che in quei giorni c'era grande confusione sull'effettiva pericolosità del Sars-CoV-2 - gli stessi funzionari federali osservavano come la conoscenza del virus fosse limitata - e i provvedimenti presi da alcuni Paesi (ad esempio l'Italia, che aveva vietato l'ingresso alle persone provenienti dalla Cina) non erano presi in considerazione dalla Confederazione, dato che si riteneva che ci fosse un rischio «moderato» che il virus potesse arrivare in Svizzera. «Le misure all'ingresso non sono attualmente indicate».

Preoccupati dal panico - In quei giorni, apparentemente, la preoccupazione maggiore del Dfi era che la notizia del coronavirus potesse scatenare il panico tra la popolazione. «Il rischio maggiore in questo momento proviene da persone (spaventate) - che hanno viaggiato o no - che hanno la sensazione di essere infette e vanno da un medico o in ospedale». Una settimana più tardi il Dfi non cambia granché la propria posizione, ma qualcosa si è mosso, a partire dall'istituzione della task force dell'Ufficio federale della sanità pubblica che è attiva ancora oggi.

Tra gli altri punti interessanti c'è quello della penuria di mascherine. Il 10 febbraio si ammette che «la disponibilità in Svizzera è limitata. È attualmente in fase di elaborazione un concetto per la gestione e l'uso delle mascherine». Com'è noto, Berna ha per parecchio tempo messo in dubbio l'efficacia di questo strumento di protezione individuale, ora considerato un caposaldo del contrasto della pandemia.

Sempre in quei giorni il Dfi valutava bassa una trasmissione del virus in Europa continuata nel tempo, anche se osservava che il primo caso in Svizzera era ormai imminente. «L'Ufficio federale della sanità pubblica considera la situazione in Svizzera paragonabile a quella del resto d'Europa. Si può quindi presumere che uno o più casi confermati potrebbero verificarsi anche in Svizzera nel prossimo futuro». Il primo decesso legato al Covid-19 nel Paese è del 25 febbraio.

COMMENTI
 
pillola rossa 1 anno fa su tio
L'unico vero pericolo è costituito dalle precarie condizioni del sistema immunitario delle persone, e questo non migliora imponendo assurde limitazioni e vaccinazioni (che peggiorano l'infiammazione). Ci stiamo incanalando in un collo di bottiglia senza via d'uscita, ma soprattutto, per la maggioranza, senza cognizione.
Pol W 1 anno fa su tio
Si ma cosa c’entra? Anche se reagiva diversamente non cambiava granché..
Pol W 1 anno fa su tio
Uh
Volpino. 1 anno fa su tio
Con 2'851 nuove infezioni giornaliere si è nettamente sopra il massimo di 500 infezioni giornaliere auspicate entro la fine 2020 (conferenza stampa UFSP fine novembre).
seo56 1 anno fa su tio
Ma va!!
francox 1 anno fa su tio
Un qualche errore ci sta pure, il perseverare invece è criminale. Ho definitivamente capito quanto vale la vita dei cittadini rispetto agli interessi economici.
pillola rossa 1 anno fa su tio
Quelli "emozionati" avranno valutato ogni singolo caso?
Pol W 1 anno fa su tio
Si ma credo che se reagiva diversamente non cambiava gran che dai!
Boh! 1 anno fa su tio
Ma all’inizio TUTTI (ma proprio tutti!) abbiamo sottovalutato la situazione, a partire da coloro che oggi puntano il dito forti del senno di poi. Abbiamo dimenticato i carnevali e i derby che non ci siamo voluti perdere? Mi ricordo pure che ci si rideva sopra simulando starnuti e colpi di tosse... A quel momento nessuno aveva la percezione che abbiamo oggi, a partire dagli stessi addetti sanitari che oggi si esprimo pure loro forti del senno di poi. Era una situazione nuova e nessuno era nato “imparato” per affrontarla. In tutto il mondo è andata allo stesso modo... Tutti incapaci quindi?
Luca 68 1 anno fa su tio
hanno fatto degli errori, ma il peggio è che di continua a fare errori e minimizzare, CF eletto dal popolo !!! una vergogna!!
Güglielmo 1 anno fa su tio
ma piantatela, tutti esperti, politici navigati, specialisti e scienziati qui. Seguite le regole di base se volete dare una mano. È una pandemia, non capita mica tutti gli anni. Hanno fatto del loro meglio con le informazioni che avevano.
8Paola3 1 anno fa su tio
Inutile scrivere che il pericolo ers moderafo. Nessuno sapeva che virus era! Nessuno ha la sfera di cristiallo. Ognuno deve guardarsi!
Galium 1 anno fa su tio
Trovo assolutamente fuori luogo i commenti qui sotto, dettati solo dalla demagogica ricerca di capri espiatori. La scienza medica si è trovata del tutto impreparata e la politica ha cercato di fare del suo meglio di fronte a una situazione di assoluta incertezza. Del resto tutti gli stati si sono trovati in enorme difficoltà. Forse solo alla fine si potrà giudicare su chi ha sbagliato di più e chi meno
Nmemo 1 anno fa su tio
Il consulente scientifico di riferimento era il celeberrimo alto funzionario “bernese”.
Duca72 1 anno fa su tio
Ma va!!!! E dopo invece hanno continuato a non fare niente ! Tanto muoiono solo i vecchi che non producono e sono solo un costo! Vergogna
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