Il piccolo assieme alla sua famiglia
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BASILEA CITTÀ
22.03.2019 - 12:080
Aggiornamento : 16:26

«Non riusciamo a crederci. Il nostro bambino non c'è più»

La morte del ragazzino di 7 anni a Basilea ha sconvolto parenti e coetanei. La Polizia: «La 75enne appare mentalmente instabile, potrebbe non essere imputabile»

BASILEA - L'emotività dei coetanei del bambino di 7 anni accoltellato ieri a Basilea è stata violentemente scossa. Sul luogo dell'omicidio, intanto, vanno accumulandosi i mazzi di fiori lasciati da genitori e scolari. E altrettanto numerose sono le lacrime, versate non solo per il dolore, ma anche per la paura.

Il terrore si è impossessato dei piccoli all'idea di dover percorrere quella strada divenuta teatro del terribile delitto. «I bambini temono che possa succedere anche a loro», racconta una madre a 20 Minuten. La solidarietà, al contempo, è davvero grande: «Molti hanno portato fiori e pianto per la perdita», prosegue. «È importante ora prendere sul serio il loro dolore e affrontare assieme quanto accaduto».

Un'altra madre spiega di aver dovuto scortare i figli a scuola. «Di solito vanno da soli, ma adesso hanno paura». «Tutti i bambini - prosegue - ora devono elaborare quanto accaduto assieme alla scuola». La donna spiega di aver saputo dell'accaduto tramite la chat della classe del figlio: «Non gli ho spiegato nel dettaglio cos'è successo, ma ho cercato di fargli capire che il bimbo di 7 anni non aveva colpe».

«Il nostro bambino non c'è più» - Quanto successo è uno dei delitti più incomprensibili che siano mai accaduti in Svizzera. E pensare che solitamente la mamma andava a prendere il figlio quotidianamente a scuola. In questi giorni era ricoverata in ospedale e non poteva accompagnare il figlio. L'ultima volta che lo aveva visto è stato due giorni fa, quando il bimbo si era recato in ospedale a far visita alla mamma. «Non riusciamo a crede a quanto è successo. Il nostro bambino non c'è più» avrebbe proferito la donna ai giornali. 

Mentalmente instabile - L'omicida, intanto, è ancora dietro le sbarre. Nonostante il lungo interrogatorio di ieri restano oscure le ragioni che l'hanno spinta al folle gesto. «Non sappiamo ancora in che tipo di rapporti erano il bimbo e l'anziana signora» ha dichiarato l'ispettore Peter Gill che ha ricordato a chiunque avesse informazioni utili di farsi avanti e portare testimonianze. Ci sono inoltre dubbi sulla sua imputabilità. L'anziana, cittadina svizzera, è sottoposta a una perizia psichiatrica in quanto appare mentalmente instabile.

Dopo l'aggressione - avvenuta a poche centinaia di metri da una scuola sul St. Galler-Ring, nel quartiere Gotthelf, dove il bimbo frequentava la prima elementare -, l'anziana sospettata del delitto si era diretta verso il vicino Schützenmattpark e aveva informato via SMS diverse persone e istituzioni che aveva accoltellato un bambino. Poi si era presentata in procura.

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