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25.11.2021 - 13:440

«Gli appelli alla responsabilità individuale non servono più a nulla»

Il Consiglio federale rinuncia a un inasprimento delle misure a livello nazionale. Tra favorevoli e contrari

Fonte 20 Minuten / Daniel Graf e Noah Knüsel
elaborata da Patrick Stopper
Giornalista

BERNA - «In Svizzera la situazione è critica e continuerà a peggiorare». Lo ha detto mercoledì il ministro della sanità Alain Berset dopo la seduta settimanale del Consiglio federale. Tuttavia, non sono stati decisi ulteriori provvedimenti: un sovraccarico delle strutture ospedaliere va attualmente evitato - secondo Berna «con misure a livello cantonale e col rispetto delle regole di base». Una strategia, questa, che comporta anche dei rischi, come ammesso dallo stesso Berset.

Eppure il giorno precedente la task force scientifica nazionale aveva avvertito che, con l'attuale andamento della pandemia, già durante il mese di dicembre gli ospedali saranno sotto pressione. «Dal punto di vista epidemiologico, sono ora necessari provvedimenti che limitino i contatti, facendo così scendere i numeri» aveva detto la responsabile della task force, Tanja Stadler.

Comunicazione che genera insicurezza - Risulta essere problematico, secondo l'esperto di pubbliche relazioni Ferris Bühler, il fatto che le considerazioni del Consiglio federale e della task force siano contrastanti: «Entrambi parlano di una “situazione critica”, ma non viene presa alcuna decisione». In questo modo si genera insicurezza, secondo l'esperto.

Durante una crisi, aggiunge Bühler, è particolarmente importante una comunicazione chiara e coerente. «In questo modo si trasmette alla gente un senso di sicurezza». Inoltre deve sempre essere chiaro quando saranno fornite ulteriori informazioni.

«Berset resta fedele alla strategia liberale» - È fondamentalmente positiva la valutazione della conferenza stampa che fa Andreas Faller, ex vicedirettore dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP): «Il consigliere federale Berset ha detto chiaramente che la strategia liberale perseguita dalla Svizzera rappresenta un rischio, ma offre la massima libertà possibile per la popolazione. E vi è rimasto fedele. Si tratta di una decisione coerente». Al momento anche il numero di ricoveri starebbe dando ragione al Governo federale: «Nonostante i contagi siano da tre a quattro volte superiori alla scorsa primavera, rispetto ad allora si registra un numero significativamente inferiore di ospedalizzazioni».

Ma secondo Faller, il Consiglio federale avrebbe dovuto mettere in consultazione almeno alcuni provvedimenti blandi: «In una pandemia, nel giro di poche settimane la situazione può cambiare radicalmente. È fondamentale poter reagire rapidamente. Con la consultazione, la Confederazione avrebbe gettato le basi necessarie».

«La seconda ondata ci è costata cara» - La responsabilità è ora dei Cantoni, secondo Jürg Utzinger, epidemiologo e direttore dell'Istituto svizzero di medicina tropicale di Basilea. «I Cantoni dispongono dell'esperienza e degli strumenti necessari per stabilire misure adeguate alla situazione locale. A questo si aggiunge la responsabilità individuale dei cittadini». E l'esperto intravvede un possibile vantaggio nella via seguita dal nostro paese: «Con le restrizioni meno severe, come per esempio una chiusura più breve delle scuole, in Svizzera l'immunità naturale dai contagi attraverso le infezioni potrebbe essere leggermente superiore rispetto ai paesi confinanti. Ora questo ci potrebbe avvantaggiare».

Nelle sue scelte, la Confederazione ha sempre considerato la salute e la società nel suo complesso. E ora: «Se tutti seguono le misure esistenti, il tasso di vaccinazione aumenta ulteriormente e le persone a rischio possono accedere rapidamente al richiamo, allora potremmo superare l'inverno più o meno indenni» sottolinea Utzinger.

«Ci vogliono nuovi provvedimenti» - Dal punto di vista epidemiologico, la strategia perseguita dalla Confederazione non è giustificabile, secondo lo specialista in malattie infettive Andreas Cerny: «Al momento si osserva una grande ondata di contagi in tutta Europa». Sarebbe ingenuo credere che la Svizzera non avrà problemi. «La questione è semplice: se si adottano delle misure di contenimento, contagi e ospedalizzazioni calano. Altrimenti salgono». spiega.

Gli appelli alla responsabilità individuale dei cittadini non servono ormai più a nulla, secondo Cerny. «Ora avrebbe senso l'introduzione di un obbligo di mascherina in tutti i luoghi chiusi, anche quelli accessibili con certificato».

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