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28.01.2019 - 07:300
Aggiornamento : 12:01

Fino a Basilea per disintossicarsi da sesso, gioco e shopping

È la prima clinica in Svizzera a curare le dipendenze comportamentali. A colloquio con Gerhard Wiesbeck, direttore del centro che in cinque mesi ha avuto 113 pazienti. Il più giovane? Un 17enne.

BASILEA - C’è l’uomo che non riesce a smettere di fare sesso e cambia partner ogni sera. La ragazza che è in preda a shopping compulsivo. E poi quelli che si sono rovinati al casinò. O coloro che non riescono più a staccarsi da Internet o da un cellulare, tanto da sentire il suono di un messaggio che in realtà non è mai arrivato.


L'UPK di Basilea (Universitäre Psychiatrische Kliniken)

Stiamo entrando nel mondo delle dipendenze. Stiamo entrando nella UPK di Basilea, la prima clinica in Svizzera per una terapia stazionaria delle cosiddette dipendenze comportamentali. È stata aperta lo scorso luglio. In soli cinque mesi sono state curate già 113 persone: 42 presentavano una sindrome da gioco, 33 non riuscivano a staccare gli occhi da un computer, 25 spendevano tutto lo stipendio in acquisti e 11 persone erano affette da ipersessualità.

Quest’ultimi sono una casistica che inizia a destare preoccupazione, perché in futuro sarà destinata, con ogni probabilità ad aumentare. Il fenomeno lo conosce molto bene il dottor Gerhard Wiesbeck, responsabile  del centro UPK, che ci accompagna in questo viaggio nella clinica. «Attualmente ne abbiamo undici in cura, tutti uomini, il più giovane ha 17 anni, quello più anziano ne ha 56. L’ipersessualità è un fenomeno tipicamente maschile, a differenza della dipendenza di acquisti che riguarda invece di più le donne, ne abbiamo 17 in cura, rispetto ai ‘soli’ 8 uomini».

Dottor Wiesback la dipendenza di ipersessualità è un aumento, indicano gli studi, come mai?

«Il fenomeno tenderà ad aumentare. D’altronde le offerte su Internet sono sempre di più e facilmente accessibili. Inoltre si è abbassata la soglia di inibizione a parlarne. L’argomento è dibattito di discussione, e la dipendenza dal sesso viene sempre di più riconosciuta come una malattia, quindi la gente più facilmente tende ad uscire allo scoperto e chiedere aiuto».

Quali sono le caratteristiche e i primi segnali che indicano una dipendenza dal sesso?

«È importante che siano presenti quattro fattori: difficoltà ricorrente a controllare il proprio comportamento sessuale; conseguenze negative a causa del proprio comportamento sessuale (tipo perdita del lavoro, esiti criminali, affettivi o di salute); un sentimento di vergogna per il proprio comportamento e la consapevolezza di spendere tempo in attività sessuale».

A quel punto come vengono curati?

«I nostri pazienti vengono informati su cosa li attende. Poi vengono sottoposti a un trattamento specifico per il disturbo che presentano. Il trattamento si basa prevalentemente su metodi comportamentali  e specifici della dipendenza. Ci possono essere anche terapie individuali e di coppia, terapie anche fisiche come lavoro sociali che possono permettere una reintroduzione del soggetto nella società, quindi nel risanamento di debiti, nella ricerca di un lavoro e nella ricostruzione di una rete affettiva».


Molti giovani trascorrono ore e ore attaccati a Internet. Quando possiamo parlare effettivamente di dipendenza?

«Quando sono soddisfatti determinati criteri. In sostanza dovrebbero riscontrarsi negli ultimi dodici mesi almeno cinque dei nove punti della tabella qui sotto. Ma anche con tre criteri dovrebbe partire un intervento precoce». 

Tra le tante storie che sono passate da qui, quale l’ha colpita maggiormente?

«Quella di un ragazzo che aveva una situazione sociale molto precaria. Padre sconosciuto. Madre alcolizzata. Quando è arrivato da noi aveva già una sfilza di condanne, fumava la canapa e aveva una grave dipendenza da Internet. Diverse volte è stato sul punto di interrompere il trattamento. Oggi il ragazzo ha concluso una formazione, ha trovato lavoro, è indipendente e ha una vita affettiva. Possiamo parlare di risultato straordinario».

Tra i giovani continua ad essere sempre molto diffuso l’uso di sostanze stupefacenti. Che tipo di droghe riscontrate tra chi è affetto da questa dipendenza?

«Negli adolescenti dipendenti da Internet, è molto diffuso il consumo associato di tabacco e cannabis. Rileviamo anche un consumo diffuso di pastiglie stimolanti o cocaina».

Rispetto al passato, avete evidenziato che in tema di dipendenze si sta assottigliando la differenza tra maschi e femmine?

«In realtà, quando si tratta di dipendenze le differenze sessuali si assottigliano. Dipende anche un po’ dal disturbo comportamentale. Lo shopping compulsivo è più diffuso tra donne. Gli uomini invece presentano maggiormente disturbi legati al comportamento sessuale».

Avete avuto anche pazienti che sono arrivati dal Ticino?

«No, purtroppo».

Un consiglio per i genitori, come prevenire le dipendenze dei propri figli?

«C’è una enorme e a volte ingestibile quantità di materiale su questi argomenti. Consiglio di visitare una volta la home page di Addiction / Parents. Ci sono molti consigli utili». 

Cosa possono fare invece le istituzioni? La scuola, ad esempio.

«La cosiddetta "alfabetizzazione mediatica" è ormai diventata una tecnica culturale come lo è la lettura e la scrittura. Molte scuole hanno già iniziato a insegnare loro come muoversi e come accedere a questo insegnamento. Siamo solo all'inizio di uno sviluppo che aumenterà». 

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