Domenicali alleva una gallina dalle uova d’oro

«Il Super Bowl? Facciamo quel fatturato a ogni gara»
Ma quale Super Bowl: ricchissima è la Formula 1.
«Il Super Bowl? Facciamo quel fatturato a ogni gara»
Ma quale Super Bowl: ricchissima è la Formula 1.
IMOLA - Ancora una settimana di pazienza e gli appassionati di motori, che già questo weekend stanno brindando per il via del Motomondiale, potranno godere con la Formula 1. Appuntamento quest’anno accompagnato da grande curiosità. Il nuovo regolamento, l’elettronica, le soluzioni per rendere sempre più sostenibili bolidi grintosissimi… gli ingegneri sono stati chiamati a un lavoro enorme i cui risultati sono avvolti da una fitta coltre di nebbia.
Chi avrà lavorato meglio? Per saperlo non si può far altro che attendere l’appuntamento di Melbourne, quando i veri valori delle monoposto saranno svelati.
Prima del primo via stagionale, sul Mondiale si è espresso Stefano Domenicali, presidente e amministratore delegato del Formula One Group. Il dirigente italiano ha raccontato il circus di oggi e inquadrato i suoi campioni. Ha anche parlato di ricchezza, paragonando le gare al seguitissimo Super Bowl, l’evento sportivo per eccellenza negli USA.
«Che cos’è il Super Bowl? - ha spiegato il 60enne imolese al Corriere della Sera - La più grande concentrazione che esista in America di sport, business ed entertainment: sommate le tre componenti, ne esce un fatturato potente. Quel fatturato però noi lo facciamo a ogni gara. Nel 2024 Las Vegas ha ospitato il Super Bowl e il GP: abbiamo vinto noi, e non di poco».
Ma i protagonisti delle quattro ruote, chi si fa preferire? «Verstappen è il migliore. Hamilton fa invece parte della storia, anche se ha ancora una gran voglia di far parte della cronaca. Leclerc è un ragazzo d’oro. La Ferrari deve dargli al più presto una macchina vincente, e quando ci riuscirà, Charles dovrà dimostrare di valerla conquistando il titolo».
Formula 1 è però anche Michael Schumacher, che Domenicali ancora può incontrare. «Michael ci manca. Sarebbe una figura chiave nel mondo della Formula 1».
Era il numero uno… «Non voleva perdere mai, nemmeno a calcio nelle partite con i piloti, ma riusciva a non essere sgradevole. Un esempio: l’incidente di Silverstone del 1999, quando finì dritto contro le protezioni e si ruppe la tibia e il perone, accadde perché un meccanico aveva chiuso male il manicotto di un freno. Michael non gli disse mai nulla. È per questo che ci manca così tanto».








