«Io sto con Max»

La Formula 1 tra batterie, rettilinei “addomesticati” e un’identità che rischia di smarrirsi
Più che “spingi al limite”, sembra “gestisci al meglio”.
La Formula 1 tra batterie, rettilinei “addomesticati” e un’identità che rischia di smarrirsi
Più che “spingi al limite”, sembra “gestisci al meglio”.
MELBOURNE - Fermi tutti. Non è il titolo di un film d’azione, anche se il copione sembra scritto da Hollywood. È il grande equivoco che sta vivendo la Formula 1. E oggi, ne “I racconti della F1”, la voce si alza. Perché qui non si parla di nostalgia da bar, ma dell’essenza stessa di uno sport che ha fatto della velocità il suo battito cardiaco.
Com’è possibile che in una categoria dove il rettilineo dovrebbe essere un’esplosione di potenza, si debba invece alzare il piede per non arrivare in curva come un treno senza freni? Dov’è finita la magia dell’ingresso curva al limite, quell’istante sospeso in cui il pilota danza tra grip e coraggio? Quelle staccate che, viste dal vivo, ti fanno vibrare lo stomaco prima ancora dei timpani?
La sostenibilità è un tema serio, sacrosanto. Ma davvero l’unica strada è trasformare il pilota in un ragioniere dell’energia? Oggi si corre con un occhio al volante e l’altro alla percentuale di carica. Più che “spingi al limite”, sembra “gestisci al meglio”. E no, non è la stessa cosa.
Max Verstappen non le ha mandate a dire. Le sue parole hanno fatto rumore, come quelle di Lewis Hamilton. Forse il paragone con la Formula E è stato volutamente provocatorio, ma il senso era chiarissimo: la percezione della velocità, quella vera, quella che ti toglie il fiato, non è più la protagonista assoluta.
Certo, i tempi cambiano. Le power unit evolvono. Le strategie diventano complesse come una partita a scacchi. Ma la Formula 1 non può diventare un esercizio di efficienza energetica travestito da gara. La gestione della batteria come abilità principale? È un paradosso per una categoria che ha nel suo DNA il rischio calcolato, l’istinto, la staccata oltre il limite.
E poi c’è il capitolo carburanti sostenibili: innovazione necessaria, sì. Ma con costi che oscillano tra i duecento e i trecento franchi al litro, più che laboratorio d’avanguardia sembra un incubo per qualsiasi direttore finanziario. La F1 non può ridursi a una vetrina ideologica o a una “formula strada” che imita le nostre utilitarie. Non è nata per questo. Non deve esserlo.
Questo non significa chiudere gli occhi davanti al futuro. Significa trovare equilibrio. Perché la Formula 1 è tecnologia, certo. Ma è soprattutto emozione. È il brivido che ti attraversa quando una monoposto entra in curva al limite dell’impossibile e ne esce viva, domata dal talento.
Sono convinto che i tecnici troveranno soluzioni. La storia di questo sport è fatta di rivoluzioni, correzioni, rinascite. Nel frattempo si torna in pista: altri tre giorni in Bahrain per limare dettagli, poi tutto verrà imballato e spedito verso l’Australia. Il mondiale è dietro l’angolo.
E la speranza è una sola: che quando i semafori si spegneranno, a vincere non sia la percentuale di batteria. Ma il piede destro sempre e comunque pigiato sul gas.








