Iniziativa “10 milioni bastano”: ma il caos non lo stiamo già vivendo?

Lorenzo Onderka, sostenitore di Avanti con Ticino&Lavoro
È arrivato di nuovo nelle cassette della posta. L’ennesimo volantino che invita la popolazione a respingere l’iniziativa “Per una Svizzera da 10 milioni”. Il messaggio è sempre lo stesso: bisogna votare responsabilmente; bisogna evitare il caos; bisogna avere paura delle conseguenze.
E ancora una volta, a chiedere questo “atto di responsabilità” sono esponenti della politica e dell’economia. Gli stessi ambienti che da anni prendono decisioni politiche ed economiche che hanno modellato il mercato del lavoro ticinese.
Ma allora viene spontanea una domanda: di quale caos parlano?
Per molti cittadini il caos non è qualcosa che potrebbe arrivare domani. Per molti il caos è già qui.
Basta guardare ciò che accade nel settore dell’edilizia. Da anni si parla di carenza di personale qualificato e dell’importanza della formazione professionale. Eppure giovani formati dalla Società Svizzera Impresari Costruttori, con attestato AFC in mano, faticano comunque a entrare nel mondo del lavoro.
Molti vengono indirizzati verso il lavoro temporaneo tramite agenzie. Altri si sentono dire: “Sei diplomato AFC, costi troppo, sei spacciato”
Ed è proprio questo il punto più difficile da comprendere: in un settore sostenuto massicciamente da investimenti pubblici, cantonali e comunali, non si riesce comunque a garantire un accesso credibile al lavoro ai giovani formati per quel mestiere.
È difficile spiegare a un giovane che ha investito anni nella propria formazione che le sue opportunità professionali potrebbero essere nei traslochi o nella ristorazione. Eppure è ciò che diversi giovani raccontano quando si rivolgono all’URC.
Nel 2023 avevo scritto al Consiglio di Stato chiedendo una cosa molto semplice: quanti neo diplomati del settore erano riusciti a trovare lavoro grazie agli appalti pubblici? La risposta ricevuta fu che, per motivi legati alla privacy, non erano in grado di fornire questi dati.
La stessa domanda venne posta anche a un membro di direzione della Società Svizzera Impresari Costruttori, attivo pure in politica federale. Anche lì, nessuna risposta concreta.
E allora viene davvero da chiedersi: con tutti gli investimenti pubblici presenti nel settore delle costruzioni, possibile che non si riesca nemmeno a creare percorsi professionali credibili per chi è stato formato proprio per quel lavoro? Questo è caos.
Perché il caos, quello reale, molti cittadini lo stanno già vivendo ogni giorno: pressione sui salari, precarietà crescente, difficoltà di accesso al lavoro e sensazione sempre più diffusa di essere diventati estranei nel proprio mercato professionale.
Per anni alla popolazione è stato chiesto di avere fiducia. Di essere responsabile. Di accettare.
Ma non si può continuare a chiedere responsabilità alla popolazione, mentre si evita sistematicamente di assumersi responsabilità verso la popolazione.
Forse il vero problema è che una parte crescente dei cittadini non teme più il caos evocato nei volantini, perché sente di viverlo già da anni.



