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È incinta: licenziamento shock con la promessa ambigua di una riassunzione

Il caso di una donna messa con le spalle al muro dall'azienda in cui lavorava rappresenta la punta dell'iceberg di un fenomeno doloroso. La parola alla sindacalista Chiara Landi: «Vergognoso».
È incinta: licenziamento shock con la promessa ambigua di una riassunzione
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È incinta: licenziamento shock con la promessa ambigua di una riassunzione
Il caso di una donna messa con le spalle al muro dall'azienda in cui lavorava rappresenta la punta dell'iceberg di un fenomeno doloroso. La parola alla sindacalista Chiara Landi: «Vergognoso».

BELLINZONA - Licenziata nel pieno della sua gravidanza. Con la sola "colpa" di essere incinta. E con la promessa, da parte del datore di lavoro, di essere poi riassunta più avanti. È la triste condizione con cui è confrontata una donna ticinese, recentemente lasciata a casa dall'azienda per cui lavorava. «Alcuni datori di lavoro – conferma la sindacalista UNIA Chiara Landi – continuano a comportarsi in questo modo. Ci sono altri casi. È semplicemente vergognoso».

Come avviene di fatto questo tipo di licenziamento?
«Le donne vengono spinte a licenziarsi con varie forme di ricatto o di minacce. Oppure si cerca una forma di licenziamento "consensuale", facendo magari delle promesse vaghe».

Promesse di che tipo?
«Ad alcune viene detto che quando il bambino crescerà l'azienda forse sarà disposta a riassumerla. Di fatto si tratta di pratiche disumane e illegali».

Ma gli strumenti legali per potere contrastare e denunciare questi comportamenti ci sono?
«Ci sono. Probabilmente però non sono sufficientemente dissuasivi».

Quindi cosa servirebbe?
«Servirebbe riuscire finalmente a introdurre nel sistema svizzero l'obbligo di reintegro per i licenziamenti senza giusta causa. Nel caso in cui ci fosse veramente un diritto a essere reintegrati dopo un licenziamento abusivo, questi datori di lavoro ci penserebbero tre volte prima di ricorrere a pratiche tanto immorali».

La politica non può fare nulla?
«Dovrebbe cominciare a interessarsi seriamente al tema. E dovrebbe fare evolvere il diritto. Urge una normativa contro i licenziamenti abusivi o ingiustificati».

In occasione di alcuni colloqui di lavoro viene ancora chiesto alle candidate se "vogliono diventare mamme". Ma è normale?
«No. È scandaloso. Bisognerebbe denunciare di più questo tipo di situazioni. Sono ancora frequenti».

La gravidanza per alcune diventa un incubo.
«Queste donne si trovano in una posizione particolarmente fragile e ricattabile. È indecente colpirle in questo modo».

Poi ci si lamenta del calo delle nascite...
«Qui si apre un discorso sul modo in cui i genitori, ma soprattutto le donne, sono considerati all'interno della società e del mondo professionale. E il fatto che la donna ancora oggi si faccia carico della maggior parte del lavoro di cura in un'economia domestica la trasforma nella parte più vulnerabile. Anche dal punto di vista del reddito e della sicurezza».

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