Non è vero che l’iniziativa antidumping farà aumentare i salari in Ticino

Massimo Ferrari, imprenditore
LODRINO - Sono un imprenditore ticinese e non posso restare in silenzio davanti a una bugia che sento ormai ripetere come un mantra dai fautori della sedicente iniziativa contro il dumping sulla quale voteremo il prossimo 8 marzo. I salari con questa iniziativa non aumenteranno. Nemmeno un po’. Le regole proposte si limitano a chiedere un aumento dei controlli da parte dell’amministrazione pubblica. Vogliono creare un Cantone Grande fratello… I salari aumentano quando un’azienda cresce, investe, innova e può permettersi di pagare di più. Questa iniziativa non crea ricchezza: crea solo burocrazia.
Il testo dell’iniziativa non contiene nemmeno una riga che obblighi ad alzare i salari. Nessun nuovo salario minimo o di riferimento, nessun automatismo, nessuna norma che imponga paghe più alte. L’unico effetto concreto sarebbe imporre allo Stato di assumere oltre 160 nuovi ispettori, per un costo superiore ai 18 milioni di franchi all’anno. Soldi pubblici che non finiscono nelle tasche dei lavoratori, ma in un enorme apparato amministrativo.
E poi c’è un altro punto che gli iniziativisti si guardano bene dal raccontarci: il Ticino è già il Cantone più controllato della Svizzera. Oggi sono controllate annualmente il 30% delle aziende, contro il 3–5% richiesto a livello federale. E i risultati? Gli abusi sono pochissimi e quasi sempre frutto di semplici errori di calcolo. Quindi non è un problema di controlli insufficienti, ma di una narrazione politica non corretta che serve solo a interessi partitici.
Se questa iniziativa passasse, le imprese dovrebbero notificare ogni contratto, ogni cambiamento, ogni scioglimento. Un lavoro amministrativo infinito e costoso. E quando aumentano i costi inutili, gli stipendi non salgono: al contrario, si bloccano. Quando si appesantiscono le aziende, non si crea lavoro: si rischia di perderlo. E di scoraggiare futuri investimenti.
La verità è che con questa iniziativa non aumenterebbe nemmeno un franco nelle buste paga dei lavoratori.Aumenterebbero solo i costi, la burocrazia e la distanza tra chi crea posti di lavoro e chi li ostacola con ricette sbagliate. E metterebbe a repentaglio il nostro benessere. Per il bene dei lavoratori, delle imprese e dell’economia ticinese, questa bugia va smascherata. E l’iniziativa va respinta.



