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ECONOMIAIl trucco di alleggerire i prodotti per mascherare il rincaro

20.09.22 - 10:18
In diversi Paesi la "shrinkflation" viene adottata per nascondere gli aumenti di prezzo
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Il trucco di alleggerire i prodotti per mascherare il rincaro
In diversi Paesi la "shrinkflation" viene adottata per nascondere gli aumenti di prezzo
La pratica si sta diffondendo soprattutto in Italia. La grossa distribuzione svizzera per ora al riparo

MILANO - Occhio al prezzo, ma non solo. Quando si fa la spesa bisogna essere ormai dei veri e propri Sherlock Holmes. Una vera giungla con tanto di specchietti per le allodole celati tra le offerte e le cifre apparentemente invariate o addirittura vantaggiose.

L'aumento mascherato - Sta prendendo piede, infatti, nella distribuzione alimentare, il fenomeno del shrinkflation (in italiano "sgrammatura"), una parola che nasce dall’unione di due termini inglesi: “shrinkage” (“contrazione”) e “inflation” (“rincaro”). Una pratica che molte associazioni di consumatori stanno denunciando e cercando di combattere come se fosse a tutti gli effetti una truffa. Si tratta in sostanza della strategia di molte aziende di lasciare invariati i prezzi dei propri prodotti. Una cosa positiva verrebbe da pensare in prima analisi. E invece no. Perché, parallelamente al mantenimento della confezione uguale alla precedente, il contenuto di prodotto diminuisce. Quindi, di fatto, si è di fronte sostanzialmente a un aumento di prezzo mascherato.

I prodotti più alleggeriti - Secondo uno studio dell'Ons (Office for National Statistics), equivalente britannico dell'Istat, negli ultimi sei anni sono state 2.500 le confezioni di prodotto ridimensionate in peso o quantità, principalmente concernenti prodotti alimentari o per l'igiene della casa. Gli esempi sono innumerevoli: confezioni di pancarré passate da 20 a 16 fette, buste di mozzarelle da 125 a 100 gr, minor numero di bustine di Tè, camomilla e affini, i fazzolettini di carta nei pacchetti, che molte marche hanno ridotto da dieci a nove; il peso di una scatoletta di tonno piuttosto che di un cono gelato. In Italia i casi, secondo l'Istat, sono stati addirittura più di 7000 tra il 2012 e il 2017, ultimo periodo preso in considerazione. Le classi di prodotto interessate dal fenomeno della “shrinkflation”, secondo il sito consumatori.it, sono in totale 11. I picchi si registrano nel settore merceologico di zuccheri, dolciumi, confetture, cioccolato, miele (in 613 casi diminuzione della quantità e aumento del prezzo) e in quello del pane e dei cereali (788 casi in cui, però, si è riscontrata solo una riduzione delle confezioni). Bibite, succhi di frutta, latte, formaggi, creme e lozioni sono le altre categorie di prodotti a cui è bene prestare particolare attenzione.

I casi più eclatanti - Il primo storico caso di shrinkflation è stato, qualche anno fa, legato alla barretta del Toblerone: per far fronte all’aumento del costo del cacao, i produttori decisero di ridurre il numero dei “denti” di cioccolato, allungando gli spazi tra l’uno e l’altro per risparmiare sulla materia prima. Ma anche la Coca Cola ha ridotto il contenuto di alcune bottiglie e lattine. Idem ha fatto la britannica Cadbury che ha diminuito del 10% le dimensioni delle sue barrette di cioccolato Dairy Milk passate da 200 a 180 grammi mantenendo però lo stesso prezzo.

La pressione sulle aziende cresce - Il rischio è che il fenomeno aumenti in maniera considerevole con la guerra in Ucraina e il bisogno delle aziende di far fronte all'aumento dei costi di produzione e delle materie prime senza dimostrarsi esoso nei confronti del consumatore ritoccando i prezzi. In Italia Codacons ha presentato un esposto all'Antitrust e a 104 Procure della Repubblica, chiedendo di aprire indagini volte a verificare se questa prassi sia legale o se invece configuri reati come truffa o pratica commerciale scorretta ed è stata aperta un’istruttoria dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

Shrinkflation: in Svizzera non ha attecchito
Se c’è in Europa e nel mondo un paese in cui la pratica della shrinkflation non ha ancora preso piede è proprio la Svizzera. Eppure proprio nella Confederazione, nel 2019, la Coca Cola aveva introdotto bottiglie da 4,5 decilitri al posto della classica da mezzo litro, allo stesso prezzo, adducendo ragioni salutistiche ma ricevendo un mucchio di proteste dei consumatori.
Al momento in Svizzera non si registrano numerosi casi di shrinkflation. Certo gli aumenti dei prezzi ci sono, ma in misura inferiore a causa della forza del franco. Forse, proprio memori del caso Coca Cola, le aziende e i brand elvetici, per evitare danni d’immagine, proteste, clamorosi e costosi dietrofront, preferiscono, in caso di necessità, alzare direttamente i prezzi, comunicando la decisione in modo trasparente.

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