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GRECIA / TURCHIA

Un'altra tragedia ai confini d'Europa

Erano in ventidue, e diciannove di loro sono stati trovati morti di freddo, congelati, a due passi dall'Europa
Un'altra tragedia ai confini d'Europa
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Un'altra tragedia ai confini d'Europa
Erano in ventidue, e diciannove di loro sono stati trovati morti di freddo, congelati, a due passi dall'Europa
Un altro dramma seguito da parole, accuse e critiche, in una giostra diplomatica che serve poco a coloro che non ci sono più
IPSALA - Diciannove persone, tra uomini e donne, hanno sofferto il freddo ed il gelo fino a morire, a due passi dall'Unione europea. Quanto successo in una piccola città turca al confine con la Grecia, qualche giorno dopo l'arrivo di una temp...

IPSALA - Diciannove persone, tra uomini e donne, hanno sofferto il freddo ed il gelo fino a morire, a due passi dall'Unione europea.

Quanto successo in una piccola città turca al confine con la Grecia, qualche giorno dopo l'arrivo di una tempesta di neve che ha colpito entrambi i Paesi, ha acceso una tagliente discussione tra Atene ed Ankara, uno scontro diplomatico che perde però valore al cospetto dei corpi immortalati in alcuni scatti mezzi nudi, stesi a terra in una zona rurale, spogliati persino della loro dignità.

La provenienza dei migranti e il motivo per cui siano rimasti bloccati in condizioni di gelo non sono ancora chiari, ma la loro morte è un peso morale che né Grecia né Turchia vogliono assumersi, ed è perciò iniziata una carambola di alzate d'indici e di negazioni, nel più classico rimbalzo delle responsabilità. 

«L'Ue è priva di umanità»
Il Ministro dell'Interno turco, Suleyman Soylu, ha detto che i migranti sono morti assiderati a Ipsala, una città di confine spesso utilizzata da coloro che vogliono entrare nell'Unione europea. Su Twitter, Soylu non ha lasciato spazio ad alcuna interpretazione: «Quei teppisti dei funzionari di frontiera greci hanno tolto loro scarpe e vestiti, e li hanno respinti», ha dichiarato, aggiungendo che l'Unione europea è «senza speranza, debole, e priva di sentimenti umani».

Un'accusa forte, che però va ad aggiungersi alle decine di accuse lanciate in passato dalla Turchia, ma anche da organizzazioni e dai media internazionali, e che pare abbiano portato a poco, visto il consumarsi dell'ennesimo dramma umanitario.

«Assolute assurdità»
Il Ministro dell'immigrazione greco, Notis Mitarachi, ha ben presto reagito, tacciando le accuse di Soylu come «falsa propaganda». «La morte dei migranti è una tragedia, ma non ha niente a che fare con la propaganda diffusa dalla mia controparte». Per Mitarachi, «i migranti non sono mai arrivati al confine, qualsiasi indicazione che l'abbiano fatto o che siano stati respinti è un'assoluta assurdità».

«Invece di lanciare accuse infondate, la Turchia dovrebbe impegnarsi ad essere all'altezza dei suoi obblighi e lavorare per prevenire questi viaggi pericolosi» ha concluso Mitarachi, rilanciando l'amo al marzo del 2020, quando Erdogan aprì il confine terrestre ai migranti per ottenere più fondi da Bruxelles. Un botta e risposta, due Ministri che gettano benzina sul fuoco di uno scontro diplomatico che probabilmente finirà con un nulla di fatto.

Benzina e fuoco che, nel più beffardo dei destini, sono opposti al gelo e all'ipotermia provata da dieci anime, senza nome, senza vestiti, e ormai, senza più alcuna speranza.

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