STATI UNITIÈ morto da 22 anni, ma loro lo aspettano lo stesso

24.11.21 - 06:00
Un gruppo di seguaci di QAnon attende il ritorno di JFK Jr., scomparso nel 1999. L'esperto: «Controllati nel pensiero»
AFP
È morto da 22 anni, ma loro lo aspettano lo stesso
Un gruppo di seguaci di QAnon attende il ritorno di JFK Jr., scomparso nel 1999. L'esperto: «Controllati nel pensiero»
I membri del gruppo si trovano da settimane a Dallas, convinti che il figlio dell'ex presidente non sia realmente morto. Il loro leader, Michael Brian Protzman, guida il culto da un canale Telegram con oltre 100mila seguaci iscritti.

DALLAS - Pensate per un attimo di riunirvi con altre decine di persone in un piazzale. Stessi cappellini, stesse t-shirt, qualche bandiera che sventola nell'aria. Tutti in attesa di una persona che però non arriva. E così qualcuno rimane lì, qualcuno ci torna nei giorni successivi. Per settimane intere. Ma quella persona non arriva, perché quella persona è morta da 22 anni. Sembra un'assurdità, vero? Eppure è ciò che dall'inizio di novembre sta accadendo in un piazzale (il Dealey Plaza) di Dallas, diventato il ritrovo di una frangia del culto QAnon, in fervente attesa del ritorno (lo precisiamo nuovamente: dall'oltretomba) del suo messia.

Alcune di quelle persone si trovano ancora lì, in quell'area che dista poche metri dal punto in cui il presidente statunitense John Fitzgerald Kennedy fu assassinato il 22 novembre del 1963, 58 anni fa. Una scelta non casuale dato che la persona attesa è il figlio di JFK, anch'esso morto in circostanze tragiche. Era il 16 luglio del 1999. "John John" stava pilotando un piccolo Piper Saratoga, con a bordo la moglie e la cognata, che precipitò nelle acque dell'Oceano Atlantico. L'ennesima tragedia abbattutasi sulla famiglia Kennedy. Una messa in scena, secondo il "cult leader" di questa fazione di QAnon, le cui visioni sono considerate troppo estreme anche per gli accoliti "normali" del culto.

E quando qualcosa risulta essere troppo anche per un gruppo che basa il suo credo sulla convinta esistenza di un complotto segreto portato avanti da un nucleo oscuro di poteri occulti, composto da politici e celebrità, colluso con una rete di pedofili a livello globale (e i cui esponenti saranno giustiziati grazie al ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump), è inevitabile sentire qualche campanello d'allarme squillare. Non sorprende quindi che anche gli organi di informazione internazionali, nel riportare le gesta del gruppo, abbiano utilizzato toni dileggiatori. «I seguaci di QAnon riuniti di nuovo a Dallas nell'attesa che John Fitzgerald Kennedy Jr. faccia ritorno dal mondo dei morti per unirsi a Trump», titola "Sky News". «Il signor Kennedy, che è morto nel 1999, non si è fatto vedere», si leggeva invece un paio di giorni fa in un reportage pubblicato dal portale australiano "Nine.com.au". Eppure la loro convinzione resta, per nulla scalfita da queste parole.

Un leader con 100mila seguaci
Il "merito", se tale si può chiamare, è nella figura dell'uomo che ha ispirato questa corrente di QAnon, e che i suoi seguaci seguono religiosamente quanto fanno con i suoi teoremi. Lui è Michael Brian Protzman, il 58enne che ha profetizzato il ritorno di John John Kennedy e che vanta un seguito di più di 100mila adepti sul suo canale di Telegram. Su quelle frequenze, oltre alle resurrezioni, si parla anche di presunte cure fatte in casa contro il Covid - particolarmente creativa è la ricetta fai da te per l'idrossiclorochina, a base di bucce di limone e pompelmo - e previsioni finanziarie sull'andamento del Bitcoin. Ma torniamo allo scorso 2 novembre, il giorno originale del meeting e data in cui era previsto il ritorno del loro "messia". L'aver rimediato il clamoroso (ma inevitabile) bidone avrebbe dovuto far cascare del tutto il castello di carte. Ma così non è stato. Al contrario, Protzman ha deciso di sfruttare il concerto dei Rolling Stones, che ha avuto luogo quella sera nella città texana, sostenendo che in realtà il figlio dell'ex presidente americano sarebbe ancora vivo, ma vivrebbe sotto mentite spoglie: quelle del celebre chitarrista del gruppo, Keith Richards.

«Senza dubbio si tratta di un culto»
In un contesto normale ce ne sarebbe già a sufficienza per consigliare a qualcuno un bravo terapista. E invece questo strampalato mosaico di teorie appare del tutto plausibile a questa frangia estremista di QAnon che, come osservato dall'esperto Mike Rothschild - autore del libro a tema "The Storm Is Upon Us" e osservatore di lunga data del movimento complottista a stelle e strisce -, è motivo di una certa preoccupazione. «Credo che ciò che stiamo osservando è, senza dubbio, un culto», ha affermato al "Dallas Morning News". «C'è un controllo del comportamento e un controllo del pensiero. Dice alle persone quello che devono fare. Dice loro quando devono uscire, quando guardare in alto, quando guardare in basso. È in tutto e per tutto il comportamento di un santone». Una capacità di persuasione praticamente totale sui suoi adepti. Fortunatamente, al contrario di un'altra parte del movimento, questa frangia non ha manifestato comportamenti di natura violenta. «Sembra più una questione di verità celate e conoscenze segrete che non di imbracciare le armi contro il governo. Certo quello potrebbe arrivare poi, ma spero di cuore che non sarà così». Per Rotschild, si tratta sostanzialmente di persone che «stanno cercando qualcosa e l'hanno trovata nel posto sbagliato».

Il punto da tenere in reale considerazione, prosegue l'esperto, è però nelle modalità con cui il comportamento può essere influenzato. «Se rimani a Dallas per settimane intere, aspettando che JFK Jr. e Michael Jackson facciano ritorno, che cosa fai poi quando torni a casa dalla tua famiglia? Te ne verrai fuori con uno "Scusate, mi sono sbagliato?» No, «ti atterrai a quella posizione». E più si va a fondo, spiega, più sarà difficile venirne fuori. «Ed è lì che risiede il potenziale della violenza».

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