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ITALIA
18.01.2021 - 20:150

Come la mucca pazza ha cambiato per sempre la tavola italiana

E non solo quella, con una nuova trasparenza e il rilancio globale del bio, dei prodotti tipici e a chilometro zero

di Redazione
Irene Panighetti
di Redazione

BRESCIA - Sono passati 20 anni dallo scoppio dell’epidemia cosiddetta “mucca pazza” in Italia: uno shock da cui è però uscito un Paese migliore a tavola.

Il 12 gennaio 2001 fu individuato nella provincia di Brescia, alla cascina Malpensata di Pontevico, il primo bovino in Italia colpito dal morbo della encefalopatia spongiforme bovina (Bse) diagnosticata per la prima volta in un allevamento in Gran Bretagna nel 1985 e poi, con il passare degli anni, diffusasi in tutta Europa.

Dopo lo smarrimento iniziale l’Italia ha adottato misure drastiche di prevenzione che hanno portato, da oltre un decennio, alla scomparsa della Bse dalle stalle nazionali: monitoraggio di tutti gli animali macellati di età a rischio, divieto dell’uso delle farine animali nell’alimentazione del bestiame, eliminazione degli organi a rischio Bse dalla catena alimentare.

A tutto ciò si è aggiunta una crescita di attenzione alla qualità, alla sicurezza alimentare e alla trasparenza dell’informazione: si sono moltiplicati gli acquisti di prodotti tipici, biologici e soprattutto a chilometri zero.

«La mucca pazza è stata uno spartiacque tra un modello di sviluppo dell’agroalimentare rivolto solo al contenimento dei costi e uno attento alla qualità, all’ambiente e alla sicurezza alimentare e alla trasparenza dell’informazione ai consumatori», valuta il presidente nazionale di Coldiretti, il bresciano Ettore Prandini.

Proprio Coldiretti e proprio dalla “Mucca pazza” ha dato il via al cammino verso la rintracciabilità delle produzioni dal campo alla tavola con un adeguato sistema di etichettatura di origine e ora, prosegue Prandini «i tre quarti della spesa degli italiani non è più anonima, dalla carne al latte, dalle uova al miele, dalla frutta alla verdura fino ai salumi che avranno l’indicazione di origine obbligatoria a partire dalla fine di gennaio».

Secondo i dati di Coldiretti oggi «l’agricoltura italiana è la più green dell’Ue, con 311 specialità Dop/Igp riconosciute a livello comunitario
e 415 vini Doc/Docg, 5155 prodotti tradizionali regionali censiti lungo la Penisola, oltre 70mila aziende agricole biologiche, cui si somma il primato della sicurezza alimentare mondiale con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari».

La mucca pazza in Svizzera

Il primo caso di Bse in Svizzera, risale al 1990. La Confederazione è stata particolarmente interessata dall'epizoozia, con 467 casi conclamati (fonte Organisation mondiale de la santé animale) fino al 2016. Si tratta del terzo totale più alto nell'Europa continentale e decisamente superiore a quello italiano (144 casi). Un ultimo contagio del morbo era stato riscontrato nel 2020, dopo 8 anni di latitanza, in quel di Einsiedeln (SZ).

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