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Ignazio Cassis: «L'intera Svizzera italiana sia protagonista di questa festa»

LUGANOIgnazio Cassis: «L'intera Svizzera italiana sia protagonista di questa festa»

14.09.22 - 15:03
Il Presidente è arrivato sulle rive del Ceresio per la cerimonia ufficiale: «La Svizzera è un corpo con più cuori»
Davide Giordano
Ignazio Cassis: «L'intera Svizzera italiana sia protagonista di questa festa»
Il Presidente è arrivato sulle rive del Ceresio per la cerimonia ufficiale: «La Svizzera è un corpo con più cuori»

LUGANO - Dopo aver fatto breve tappa ad Airolo, Biasca e Bellinzona, il presidente della Confederazione Ignazio Cassis è giunto a Lugano, in occasione dei festeggiamenti relativi alla sua elezione.

Il Presidente - per cui sono state esposte delle fotografie simboliche del nostro Cantone - è stato accolto in stazione dai municipali luganesi e dal Sindaco di Lugano Michele Foletti, ma anche dal Sindaco di Mendrisio Samuele Cavadini e da quello di Chiasso, Bruno Arrigoni. Insieme a Cassis, oltre alla moglie Paola, si segnala la presenza anche del collega Guy Parmelin.

Cassis si è poi recato in Piazza Riforma - dopo una breve sosta alla Cattedrale di San Lorenzo - dove è stato accolto da una folla di persone munite di bandierine rossocrociate.

«Caro Presidente della Confederazione, Ignazio Cassis, cari rappresentanti delle delegazioni, cari cittadini: saluto con vero piacere tutte e tutti voi, Lugano è lieta di accogliervi per questa tradizionale giornata di festeggiamenti in onore del Presidente» ha esordito in un palco allestito nella piazza Michele Foletti, lanciando le celebrazioni.

«Il Ticino e Lugano nell'agenda di Berna»
«È la prima volta che un presidente, ticinese, è originario del Sottoceneri (del comune di Sessa). Ciò ci ha permesso - e ne sono convinto - di vivere un anno senza precedenti. Caro Ignazio, ti ringrazio di cuore per aver portato Lugano, la Regione, e il Cantone, nel cuore dell'agenda politica nazionale e internazionale. In questi mesi ci siamo sentiti un po' al centro del mondo (Lugano ha ospitato ad esempio la Conferenza sulla ricostruzione dell'Ucraina)» ha poi proseguito Foletti. «Abbiamo potuto così far conoscere al mondo una città innovativa e i suoi progetti».

«Sia chiaro però, il nostro Presidente non ha trascurato il resto della Svizzera e l'estero. Tuttavia, sono certo che il Ticino, e Lugano, non sono mai stati presenti nell'agenda politica come in questo 2022, e non si tratta di una mera questione d'immagine. Ignazio, nel suo anno presidenziale, sta dimostrando di muoversi seguendo un disegno con la volontà di sostenere e promuovere la pluralità, l'unità e la riconciliazione» ha concluso Foletti, «caro Ignazio, grazie di tutto, Lugano è fiera di far parte di questo tuo viaggio».

«È con grande piacere che vi porto il saluto del Consiglio di Stato in questa giornata che ci vede tutti uniti come ticinesi e come svizzeri», ha poi detto, prendendo la parola, Claudio Zali. «Siamo riuniti per festeggiare un avvenimento che non accadeva da più di 20 anni: un nostro concittadino occupa la carica di massimo prestigio nella nostra democrazia diretta».

Le memorie di Zali
Il discorso è poi sfociato nei ricordi personali e di memorie del passato: «Siamo coetanei, entrambi malcantonesi, ci conosciamo dai tempi del ginnasio, quando in classi parallele condividevamo le lezioni di educazione fisica. In politica siamo entrati relativamente tardi, nessuno dei due ha seduto nel Parlamento cantonale, il che è piuttosto insolito. All'epoca eravamo ragazzini incoscienti che prendevano il trenino Lugano-Ponte Tresa, o che si mettevano in fila al chiosco per prendere i cioccolatini. Oggi possiamo dire che è lecito sognare, era giusto e possibile avere ambizioni - non solo in politica - e lo è anche oggi: il nostro sistema democratico lo continua a permettere».

Parlando del ruolo del Ticino nella Confederazione, Zali ha ricordato le difficili crisi che viviamo in questi anni, che intaccano la democrazia e l'unione delle regioni. «In questo contesto la relazione del Ticino con il resto della Confederazione è una lezione positiva e un messaggio di speranza: senza rinunciare ad alzare la voce quando necessario, il nostro Cantone è sempre stato un giocatore leale del gioco federalista, non ci atteggiamo a vittime o a discriminati, perché non lo siamo». «La presenza di Cassis in Consiglio federale è un importante valore aggiunto, e ci consente una vicinanza speciale», ha infine concluso Zali. «Ancora auguri, caro Ignazio, che tu possa continuare a lungo ad arricchire il Consiglio federale e interpretare il Ticino».

In seguito, prima del discorso del Presidente, hanno parlato i liceali del Liceo 1 di Lugano e sono risuonate le note del salmo svizzero, intonate da Alessandro Tini.

«La Svizzera è un corpo con più cuori», ha esordito poi Ignazio Cassis, salutando e ringraziando tutti i presenti. «Ciascuno di voi è un tassello di Svizzera, qualsiasi sia la vostra lingua, la vostra origine, la vostra funzione, indipendentemente dalle vostre idee. Ovunque voi siate, siete tutti (noi siamo tutti) la democrazia, che è il motore del Paese. Questa è la nostra festa: la gioia di tornare a casa raddoppia questa volta, perché sono venuti illustri ospiti delle autorità federali e cantonali (ma anche colleghi, amici e famigliari). Oggi ci siamo persi il tempo di guardare la via storica del Gottardo durante il viaggio, notando la chiesetta di Wassen. Ci siamo fermati ad Airolo, a Biasca, a Bellinzona e qui a Lugano, accogliendo man mano i rappresentanti delle altre città e dei comuni. Il mio auspicio è che l'intera Svizzera italiana si senta protagonista di questa festa, 24 anni dopo l'ultima festa in onore di un presidente della Confederazione italofono».

«Tornando ai cuori della Svizzera, uno si trova qui, nel Sud delle Alpi: oggi questo cuore batte un po' più forte, festeggiamo la pluralità del nostro Paese, festeggiamo quel collante che ci unisce anche se parliamo, ridiamo, sogniamo in lingue diverse. Anche se abbiamo idee politiche diverse. Anche se siamo stati confrontati a crisi che ci fanno sentire meno sicuri, di ciò che ci sentivamo pochi anni fa. Crisi che però non ci hanno diviso e che non ci divideranno», ha proseguito Cassis. 

Cassis ha poi salutato con piacere alcune persone che lo hanno accompagnato, come Guy Parmelin («è un grande onore festeggiare insieme il passaggio dal tuo, al mio momento presidenziale», ha dichiarato Cassis in francese, ribadendo l'importanza della stabilità del Governo elvetico), ma anche tutti gli ospiti dalla Svizzera tedesca (sottolineando il ruolo della pluralità anche in tedesco), e salutando in particolare i rappresentanti dei Cantoni Uri e dei Grigioni (sfoggiando anche il suo romancio). 

«Le lingue possono diventare armi, non sottovalutiamo il nostro privilegio»
«Rivolgo un momento alla storia», ha poi proseguito Cassis, «solo voltandoci indietro possiamo dare radici forti alle idee con cui vogliamo disegnare il futuro. Dal 1948 ad oggi solo quattro ticinesi hanno rivestito la carica di Presidente della Confederazione, prima di me. Il Presidente ha ricordato ad esempio Giuseppe Motta o Flavio Cotti, «che furono ardenti difensori della pluralità di questo Paese, ognuno secondo lo stile e la necessità della propria epoca». Nonostante tutto e purtroppo, però, Cassis ha ricordato che la guerra è ritornata sul Continente europeo. «Un'identità combatte contro un'altra identità, una lingua contro un'altra lingua. Le lingue possono diventare armi, possono uccidere, non sottovalutiamo allora il privilegio di vivere in un Paese che da secoli si fonda sulla convivenza pacifica di popoli fra loro profondamente diversi». 

«Non diamo mai per scontati beni preziosi come la democrazia, la libertà, la responsabilità di poter partecipare al disegno del nostro Paese», ha poi concluso Cassis, «stiamo all'ascolto gli uni degli altri, prendiamo il tempo di ascoltarci, non gridiamo, e restiamo insieme, come lo siamo qui e oggi. Grazie, e lunga vita alla Svizzera».

I festeggiamenti si sposteranno ora al Parco Ciani (se il tempo lo concederà) e poi al Centro Esposizioni.

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