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CANTONE
29.08.2016 - 18:050

Traffico di armi e droga: Andali prosciolto

Il principale indagato dell'inchiesta Quatur è stato scagionato da ogni accusa

BELLINZONA - Un procedimento durato 14 anni contro diversi uomini in un primo tempo accusati di far parte della 'ndrangheta calabrese si è concluso oggi davanti al Tribunale penale federale (TPF) con le ultime tre condanne con la condizionale e due proscioglimenti, tra cui quello dell'imputato principale, Fortunato Andali.

Il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) aveva aperto nel 2002 procedimenti penali contro 13 persone nel caso denominato "Quatur", relativo a un traffico di armi e droga sull'asse Zurigo-Ticino-Italia ad opera della mafia calabrese a partire dal 1994.

I cinque imputati processati oggi - gli ultimi della serie - dovevano rispondere di ripetuto riciclaggio di denaro aggravato, ripetuta infrazione aggravata della legge federale sugli stupefacenti, usura, ripetuta falsità in documenti e conseguimento fraudolento di una falsa attestazione.

Concretamente i cinque erano in particolare accusati di avere trafficato cocaina fra il 2001 e il 2004, in correità con terze persone. Due di loro, anche di avere ripetutamente compiuto atti di riciclaggio e di avere indotto, nel 2003, un notaio ad attestare falsamente l'acquisto di quote societarie da parte di una terza persona, utilizzando un passaporto falsificato. Un'altra accusa per parte degli imputati era di aver sfruttato lo stato di bisogno di altre persone, concedendo prestiti di denaro a condizioni usuraie.

Ancora una volta il responso del TPF è una delusione per la Procura federale. Il collegio a tre giudici della Corte penale ha prosciolto l'imputato principale, come pure un secondo accusato, lasciando cadere i reati di riciclaggio e usura. Altri due sono stati ritenuti colpevoli di violazione della legge sugli stupefacenti e condannati rispettivamente a nove mesi di carcere con la condizionale e a una pena pecuniaria, sempre con la condizionale, di 120 aliquote giornaliere da 40 franchi. Il quinto imputato se l'è cavata con 120 aliquote giornaliere da 10 franchi, pure con la condizionale, per ripetuta falsità in documenti.

La sentenza - ancora impugnabile davanti al Tribunale federale di Losanna - prolunga la serie di flop incassati a Bellinzona dalla Procura federale nella vicenda "Quatur". Per due volte il TPF aveva respinto l'atto d'accusa dell'MPC: una prima volta i giudici di Bellinzona erano giunti alla conclusione che non erano stati rispettati i diritti della difesa, una seconda volta avevano ritenuto che una parte dei verbali degli interrogatori fosse inutilizzabile.

Poiché l'imputato principale, un calabrese con la doppia cittadinanza italiana e svizzera, era stato prosciolto definitivamente in Italia dell'accusa di partecipazione ad organizzazione criminale, la Procura federale aveva poi disposto a fine 2014 l'abbandono del procedimento per questo reato in Svizzera. Secondo l'MPC, a causa di quest'assoluzione non è più possibile dimostrare in maniera evidente il collegamento tra la 'ndrangheta e un'organizzazione criminale in Svizzera, a suo avviso guidata proprio da questo imputato.

Complessivamente dopo l'odierna sentenza del TPF risultano costi di avvocati di circa 910'000 franchi, che vanno a carico dello Stato. Inoltre gli imputati prosciolti hanno ottenuto indennizzi e riparazioni per torto morale per complessivi 400'000 franchi.

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