Caso Plein-Bartoli: «Emerge un quadro di violenza, controllo e manipolazione»

L'Associazione genitori nell'accudimento lancia l’allarme: «Attenzione, non dimentichiamo il bene superiore del minore»
LUGANO - Nel pieno della controversia legale e mediatica che vede contrapposti Philipp Plein e l'ex compagna Lucia Bartoli arriva, severa, la "bacchettata" dell'Associazione genitori nell'accudimento (AGNA). La presa di posizione giunge a due giorni dalla conferenza stampa di Plein, con la vicenda dell'affidamento dei figli dei due che continua ad alimentare il dibattito pubblico, tra accuse incrociate, esposizione mediatica e mobilitazione sui social.
«Non dimentichiamo il bene superiore del minore»
«AGNA ritiene necessario richiamare l’attenzione pubblica su un aspetto troppo spesso dimenticato nei conflitti familiari ad alta intensità: il bene superiore del minore», si legge nel comunicato. Un principio che, secondo l’associazione, rischia di rimanere astratto se non supportato da strumenti adeguati e da una reale capacità di lettura delle dinamiche familiari.
Attenzione alle «forme di violenza meno evidenti»
L’intervento si inserisce anche nel quadro più ampio delle politiche di prevenzione, in concomitanza con la nuova fase della campagna nazionale "L’uguaglianza previene la violenza". AGNA sottolinea la necessità di riconoscere tutte le forme di violenza, comprese quelle meno evidenti: «quelle psicologiche, coercitive e manipolative, che nei contesti familiari altamente conflittuali risultano spesso le più difficili da identificare ma anche tra le più devastanti per i figli coinvolti».
«Criticità significative»
Secondo l’associazione, l’analisi degli atti relativi al caso evidenzierebbe criticità significative: «Dalla lettura degli atti emerge con estrema chiarezza un quadro compatibile con dinamiche di violenza psicologica, controllo coercitivo e manipolazione relazionale», elementi che non sempre sarebbero stati «adeguatamente riconosciuti, contestualizzati e trattati».
Rischio di aggravare la situazione dei minori
Il problema, viene spiegato, è anche strutturale. «Ed è proprio qui che si manifesta una delle principali fragilità del sistema attuale: la difficoltà di distinguere correttamente» tra diverse tipologie di conflitto e disagio familiare. Una mancanza di distinzione che può portare a «letture distorte delle dinamiche familiari» e a interventi che rischiano di aggravare la situazione dei minori.
Una gestione incoerente
Nel caso specifico, AGNA parla apertamente di una gestione incoerente: «È stato fatto tutto e il contrario di tutto: esposizione mediatica, conflitto esasperato, accuse reciproche, misure drastiche». Il risultato, secondo l’associazione, è l’assenza di «una presa a carico realmente coerente, competente e continuativa centrata sui bisogni evolutivi e relazionali dei figli».
Una dinamica che, si sottolinea, non rappresenta un’eccezione. Episodi simili emergono con frequenza anche nelle attività di consulenza dell’associazione, evidenziando limiti nella preparazione e nel coordinamento degli interventi.
«Ritraumatizzazione istituzionale»
Tra i rischi più rilevanti viene indicato quello della «ritraumatizzazione istituzionale», ovvero interventi che, pur nati con finalità protettive, finiscono per «amplificare il conflitto, irrigidire le posizioni e compromettere ulteriormente gli equilibri emotivi dei minori».
Per AGNA, la questione centrale va oltre il singolo caso: «Il vero nodo della questione non è stabilire “chi ha ragione” sul piano mediatico o giudiziario», ma comprendere come sia stato possibile esporre i minori a un conflitto prolungato senza che il loro interesse diventasse il criterio guida.
«Il bene del minore non può essere uno slogan»
Da qui l’appello a un cambiamento concreto. «Il bene del minore non può essere uno slogan richiamato nei comunicati o nelle sentenze», ma deve tradursi in competenze, continuità e capacità decisionale.
L’associazione guarda infine alla riorganizzazione delle autorità di protezione come a un passaggio cruciale, auspicando un sistema «più competente, umano, coordinato e realmente orientato alla prevenzione del danno evolutivo nei minori».



