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CANTONEFood delivery: «Per evitare il fallimento bisogna trovare una soluzione»

05.11.21 - 06:00
La ricetta di un imprenditore ticinese attivo nel settore del cibo a domicilio: «Occorre garantire un minimo di consegne»
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Food delivery: «Per evitare il fallimento bisogna trovare una soluzione»
La ricetta di un imprenditore ticinese attivo nel settore del cibo a domicilio: «Occorre garantire un minimo di consegne»
Lo stesso punta il dito contro i sindacati: «Sono i primi ad ammettere che la nostra è una situazione complessa. Sarebbe ora di mettere da parte le chiacchiere e cercare di capire come evitare centinaia di licenziamenti»

LUGANO - Il caso Divoora ha riacceso i riflettori sulle condizioni di lavoro dei fattorini del food. Contratti sfavorevoli, retribuzioni poco allettanti e incertezza per il futuro sembrano essere il minimo comune denominatore di una categoria la cui voce spesso passa in sordina. Ma che si è fatta sentire dopo la modifica contrattuale sottoposta ai driver senza preavviso e che, di fatto, li vorrebbe retribuiti solo nel momento in cui effettuano la consegna, lasciandoli a bocca asciutta durante le attese.

L'imminente arrivo del salario minimo, d'altra parte, rischia di minare un settore che si è fatto forte durante la pandemia, specie nei periodi di lockdown, ma che ora inizia a zoppicare.

«Non ci sarà lavoro per nessuno» - «Se l'azienda va in perdita non ci sarà più lavoro per nessuno», è il timore espresso da un prossimo concorrente di Divoora.

F., titolare della futura "new entry" nel giro dei cibo a domicilio, sta per aprire a breve. «Anche se tutto questo clamore rischia di danneggiarci».

L'imprenditore punta il dito, prima di tutto, contro i sindacati: «Visto che riconoscono le nostre difficoltà, perché non ci aiutano a trovare una soluzione? Sono i primi ad ammettere che la nostra è una situazione complessa. Sarebbe ora di mettere da parte le chiacchiere e cercare di capire come fare per evitare centinaia di licenziamenti».

«Consegne garantite per evitare l'ozio» - Per F. la soluzione non è «farsi strada a testa bassa forti dei 19 franchi l'ora obbligatori», ma pagare il dipendente a consegna. «Così il driver è motivato a lavorare. Se gli offro 9,50 franchi per ogni pasto consegnato, cercherà di farmi almeno due, se non tre, consegne l'ora. E potrà arrivare a guadagnare anche 30 franchi ogni ora, più le mance».

Con il salario minimo, invece, F. teme che il lavoratore si rilassi troppo: «Non saranno motivati a muoversi. E io andrò in perdita con una sola consegna l'ora. A questo punto se ne dovrebbero garantire almeno due».

«Basta con i contratti d'esclusiva» - Salario a parte, l'imprenditore è lanciato, nonostante la forte concorrenza. «Partiremo coprendo Luganese, Mendrisiotto e parte del Locarnese, ma vogliamo arrivare a servire tutto il Ticino. Per adesso siamo una quindicina, ma sto cercando ancora».

Ciò che vorrebbe, piuttosto, è che ci fossero meno contratti d'esclusiva tra food delivery e ristoranti: «Qualcuno adotta una politica che penalizza il settore così come il ristoratore, che sarebbe avvantaggiato se potesse avvalersi di più ditte per le consegne». F. però, sostiene di avere un asso nella manica: «Abbiamo sottoscritto un contratto con un macellaio che in questo caso fungerà un po' da ristorante. La nostra idea? Chinoise a domicilio».

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