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Eros Bellotti davanti ai suoi torpedoni
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12.01.2021 - 06:000
Aggiornamento : 10:39

«Senza lavoro, e pago 3000 franchi al giorno»

Il settore della ristorazione non è l'unico con l'acqua alla gola in Ticino. I proprietari di bus insorgono

L'Associazione di categoria: «È come se non esistessimo». E gli imprenditori si riciclano come possono, per tirare a fine mese

BELLINZONA - Eros Bellotti dà lavoro a nove persone a Castione. Ma è costretto a fare gli extra come autista in un'azienda pubblica del Sopraceneri, per sbarcare il lunario. «Non lo avrei mai immaginato, ma non avevo scelta». Mentre i suoi dipendenti sono in lavoro ridotto, e gli autobus della Bellotti Viaggi sono fermi in garage da marzo, l'imprenditore deve pagare bollette, affitto e leasing. «Per salvare l'azienda - dice - sono pronto a tutto».

Non è l'unico. Gli autotrasportatori privati sono in serie difficoltà a causa del Covid. In Ticino il settore conta una quindicina di aziende di piccole e medie dimensioni, e si trovano in una situazione paradossale. Mentre i bus scolastici viaggiano sovraffollati, un centinaio di veicoli privati giacciono senza targhe, inutilizzati, tra Airolo e Chiasso.

L'Associazione dei trasportatori stradali (Astag) ha lanciato diversi appelli alle autorità cantonali e federali, finora senza risposta. «Le misure anti-contagi hanno dato un colpo durissimo al nostro settore» spiega il presidente Adriano Sala. «Il mondo del turismo, degli eventi sportivi e culturali è assolutamente vitale per le nostre aziende, e non abbiamo ricevuto aiuti».

Boris Posavec, titolare della IvanBus di Personico, è disperato e arrabbiatissimo. «Siamo stati abbandonati a noi stessi» protesta. Conti alla mano il fatturato - senza turisti e comitive - è crollato dell'85 per cento rispetto all'anno scorso. Ma le spese restano. Per i suoi 10 bus Posavec paga 500mila franchi all'anno di leasing: la banca preleva le rate direttamente dal conto dell'azienda. «È matematica - osserva - è solo questione di tempo, e uno va con le gambe all'aria». 

Molti intervengono di tasca propria, per salvare l'azienda nella speranza di tempi migliori. Come Matteo Bottinelli, della Redline Sa di Airolo: tre bus turistici fermi da marzo. «Quello che fa male, è che per l'opinione pubblica siamo stati sussidiati e aiutati. Quando invece non abbiamo ricevuto niente, a parte una fideiussione da restituire». Costi che si vanno ad aggiungere ad altri costi fissi molto alti (oneri sociali, ammortamenti, leasing). «Senza dividendi, restano solo i risparmi personali, a cui mettere mano». 

Anche quelli però prima o poi finiscono. Per questo i trasportatori hanno proposto a Cantone e Confederazione di utilizzare i torpedoni privati per potenziare il trasporto pubblico, a garanzia del distanziamento sociale, specie nelle ore di punta. Un'idea che finora è rimasta lettera morta. «Vedere le immagini degli autobus sovraccarichi di studenti, in un momento come questo, ci riempie di rabbia» conclude Bottinelli. «La sensazione? È di venire presi in giro».

Ieri l'Astag è tornata a sollecitare le autorità, con una serie di richieste già presentate a novembre (anche al governo ticinese). Facilitare le procedure per l'accesso agli aiuti, aumentare i fondi a disposizione, e concedere degli aiuti a fondo perso. A Palazzo delle Orsoline il Parlamento ne discuterà nella seduta di fine gennaio. Per l'associazione però «urge un intervento immediato». 

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