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CANTONE
28.10.2020 - 14:340
Aggiornamento : 15:13

Agenti di sicurezza italiani: «Chiedete i danni allo Stato»

L’MPS critica apertamente le delucidazioni ricevute dal Governo a seguito dell’interpellanza presentata

«La superiorità delle “decisioni dipartimentali” rispetto alle leggi è un principio che sembra ormai permeare la maggior parte dei servizi sotto il dominio di Norman Gobbi».

BELLINZONA - Ci risiamo. Dopo la risposta all’interpellanza presentata al Consiglio di Stato sul mancato rilascio delle autorizzazioni per lavorare come agenti di sicurezza a frontalieri e possessori di permesso B, l’MPS punta di nuovo il dito contro Norman Gobbi.

«Le autorità italiane non ci forniscono più le informazioni di polizia necessarie» per stabilire se gli aspiranti agenti sono “puliti” o no, si legge nella circolare diramata a settembre dalla polizia cantonale a diverse agenzie di sicurezza private sul territorio. «La possibilità di risolvere lo stallo è completamente nelle mani delle Autorità italiane», ha scritto Norman Gobbi alle agenzie di sicurezza e di investigazione. La “buona condotta” di chi svolge attività private di investigazione e sorveglianza non si limiterebbe infatti all’estratto del casellario giudiziale, ma passa anche dalle «banche dati di polizia, relative a precedenti o a procedure amministrative e/o penali in corso». Una pratica duramente attaccata dall’MPS: «Ma come, estratto del casellario giudiziale e i carichi pendenti rilasciati dall’Italia sono ritenuti validi per rilasciare un permesso di lavoro G e non per rilasciare un’autorizzazione?». 

Fino ad alcuni mesi fa le informazioni erano accessibili - spiega ancora il Consiglio di Stato -. La prassi è cambiata come «conseguenza a un’interpretazione sui limiti dell’Accordo internazionale in vigore che mette in difficoltà la Dirigenza italiana del Centro di cooperazione di polizia e doganale di Chiasso e impedirebbe loro di trasmettere le informazioni richieste». Su questo punto il Movimento per il socialismo riattacca: «Ma che razza d’informazioni erano, visto che la loro trasmissione sembrerebbe non rispettare gli accordi internazionali?».

Ma la procedura di “controllo” dei candidati è supportata - si legge nella risposta all’interpellanza - anche da «una recente sentenza del Tribunale cantonale amministrativo (TRAM) del 2016, confermata dal Tribunale federale (TF) nel 2019» che legittima il Servizio armi, esplosivi e sicurezza privata a «verificare la situazione del richiedente in maniera più ampia» e analizzarne la condotta. Ma all’MPS non sono piaciute le citazioni “vaghe”, senza il riferimento preciso alla sentenza: «La fonte è sconosciuta o mantenuta nascosta». Inoltre, per il gruppo MPS-Pop-Indipendenti «queste citazioni lasciano intravedere che le sentenze riguardino solo i casi di richiedenti che hanno avuto precedenti penali», mentre l’autorizzazione a lavorare come agente di sicurezza viene «negato a chiunque abbia il permesso G o il permesso B».

Con una premessa e due risposte il Consiglio di Stato ha dato seguito all’interpellanza. «Appare superfluo rispondere alle pretestuose domande successive poiché prive di fondamento», scrive. Si parlava infatti di «ennesimo caso di sospensione dello stato di diritto o di chiaro disprezzo delle leggi vigenti» e di «grave mancato rispetto della legge».

In conclusione, l'MPS si schiera ancora contro il direttore del DI - apostrofato come “rex Gobbi” - e contro «il principio della superiorità delle “decisioni dipartimentali” rispetto alle leggi che sembra ormai permeare la maggior parte dei servizi sotto il suo dominio. E si rivolge ai lavoratori che hanno ricevuto il rifiuto del rinnovo all'autorizzazione di esercitare come agenti di sicurezza: «Ricorrete legalmente contro questa decisione, magari accompagnandola con una procedura di risarcimento per danni morali ed economici nei confronti dello Stato». 

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