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04.03.2020 - 07:330
Aggiornamento : 10:29

Alla Manor saltano quattro posti a tempo pieno: «All'interno della catena ci sono dinamiche che andrebbero valutate»

Un dipendente critica la preferenza accordata ad alcuni responsabili frontalieri: «Dove andrà a finire questo cantone?»

Oltre ai 12 dipendenti licenziati a Lugano, saltano dei responsabili a Sant'Antonino, Locarno e Balerna. Manor: «L'idea che esista una "preferenza frontaliera" è infondata».

LUGANO - La settimana scorsa Manor ha confermato il licenziamento di 12 persone nella filiale di Lugano: «Si tratta perlopiù di persone con carico di lavoro ridotto», aveva tenuto a sottolineare il portavoce della catena, Andreas Richter. I posti di lavoro a tempo pieno saltati corrispondevano in realtà a cinque, aveva precisato. Ora, però, si scopre che anche altre filiali ticinesi del gruppo sono state toccate. 

Come rivelato a Tio/20 Minuti da una fonte interna alla catena di grandi magazzini, infatti, due settimane fa è stato comunicato il licenziamento anche a quattro capireparto o assistenti capireparto a Sant’Antonino (due persone), Balerna e Locarno. Tutti posti al 100%, in tre casi occupati da residenti e in uno da una lavoratrice frontaliera. 

Al loro posto, in almeno due casi, sono stati collocati responsabili che ricoprivano già la stessa posizione in altre filiali, nella fattispecie due collaboratori frontalieri. In un caso, una dipendente residente in Ticino è stata invece fatta passare da caporeparto ad assistente e trasferita dalla sua regione di domicilio in un’altra.

«Dove andrà a finire questo cantone?» - «Sono delle dinamiche che non stanno in piedi», accusa la nostra fonte. «Non è neanche una questione di politica, di destra o di sinistra, ma di buon senso», continua. A suo avviso, «bisognerebbe chiedersi se sia giusto licenziare una persona residente con anni di esperienza e, al suo posto, spostare qualcuno che, è vero, ha anch’egli esperienza, ma abita in Italia»: «E dopo? Dove va a finire questo cantone? Quale futuro si può garantire, così, ai nostri giovani e, più in generale, ai residenti?», si domanda il nostro interlocutore sottolineando di non avere nulla, in principio, contro chi vive in Italia e lavora in Svizzera.

«Sono persone di cui tutti parlano» - Alla base degli spostamenti dei responsabili tra le filiali non ci sarebbe tanto il risparmio economico dato da salari eventualmente più bassi corrisposti ai collaboratori frontalieri: «Non ci sono grosse differenze tra residenti e non residenti», assicura la nostra fonte. A determinare i trasferimenti in questione sarebbe piuttosto un «nepotismo» presente in alcune filiali del sud delle Alpi: «Alla Manor il nepotismo c’è sempre stato. C’è un po’ una cricca del Varesotto», segnala il nostro interlocutore, che lavora da più di dieci anni per la catena di grandi magazzini. «Sono persone di cui tutti parlano e che sono lì da anni, ma nessuno osa dire nulla», aggiunge. 

Dinamiche «che andrebbero valutate» - Sempre stando alla sua denuncia, c’è per esempio l’assistente capo reparto di una filiale del Sopraceneri che è sposato con la caporeparto di un negozio del Sottoceneri. Oppure le due sorelle cape reparto del Sottoceneri, risparmiate entrambe dalla riorganizzazione, che sono moglie e cognata di un direttore di filiale della stessa regione. O la dipendente trasferita al posto di uno degli assistenti licenziati perché aveva già lavorato in un altro negozio con la nuova responsabile. «Sono delle dinamiche che andrebbero valutate, ma vengono ignorate. A loro dei residenti non importa proprio niente», lamenta il nostro interlocutore facendo notare che i responsabili che hanno conservato il posto vivono in Italia mentre la maggior parte di coloro che hanno ricevuto la disdetta sono invece domiciliati in Ticino.  

Manor conferma i licenziamenti - Da noi contattata, Manor conferma i quattro licenziamenti a Sant’Antonino, Balerna e Locarno e fa sapere che «le persone interessate hanno età, campi d’attività e origini diverse»: «Purtroppo nell’ultimo anno il commercio al dettaglio “non food” si è contratto e dobbiamo continuamente adattare i nostri costi all’andamento dell’attività», afferma il direttore della comunicazione Fabian Hildbrand definendo i licenziamenti «molto spiacevoli». A pesare sullo stato degli affari è anche il corso franco-euro «che è ulteriormente peggiorato nella seconda metà dell’anno». «Questi adeguamenti non hanno a che vedere con il coronavirus o con gli adattamenti strutturali che abbiamo comunicato in gennaio», tiene a precisare il portavoce.

Nessuna "preferenza frontaliera" - Manor respinge poi l’accusa di preferire un collaboratore all’altro sulla base della nazionalità o di portare avanti una sorta di “preferenza frontaliera”: «È infondata e, da un punto di vista puramente statistico, abbiamo molti più collaboratori provenienti dal Ticino che dall’Italia o da altri Paesi», sottolinea Hildbrand. Statisticamente, quindi, la probabilità che, a essere interessato da un licenziamento, sia un ticinese è «più alta»: «In proporzione, però, tutti sono toccati allo stesso modo», precisa il responsabile. In Ticino, la catena di grandi magazzini occupa poco meno di 800 dipendenti.   

«La "cricca del Varesotto"? Una vecchia storia» - Manor liquida quindi come «una vecchia storia che risale al 2017» l’idea che esista una «cricca del Varesotto» che farebbe il bello e il cattivo tempo in alcune filiali: «Tutti i collaboratori lavorano da molti anni per Manor. Li reclutiamo e promuoviamo in base alle qualifiche, al rendimento e al profilo. Qualsiasi altra impostazione sarebbe poco professionale e persino discriminatoria», rimarca il portavoce. La catena di grandi magazzini fa notare del resto che le uscite sono state gestite per mezzo di adeguamenti organizzativi: «Non sono stati assunti nuovi collaboratori», assicura Hildbrand. Sul fatto che una riorganizzazione possa suscitare malumori, come nel caso della fonte di Tio/20 Minuti, il portavoce ammette: «Dover ridurre il personale per motivi economici in generale non fa bene al morale».

Una riorganizzazione volta a far fronte all'avvento del commercio online - Manor è impegnata in una riorganizzazione, annunciata a inizio anno, che mira a far fronte alla crescita del commercio online. Oltre alla chiusura di un grande magazzino e di due supermercati nella Svizzera tedesca, essa potrebbe determinare il taglio di un'ottantina di collaboratori, tra i quali figureranno anche dei quadri. La nuova struttura prevede infatti che i 60 grandi negozi Manor sparsi su tutto il territorio nazionale non abbiano più un direttore ciascuno, ma che siano accorpati in 28 unità di vendita in cui un direttore unico sarà coadiuvato da degli "store manager", dei responsabili di filiale. Alla ristrutturazione si accompagnerà la creazione di più di 30 nuovi posti di lavoro nel settore informatico. 

 

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