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BEDANO
17.02.2017 - 19:270
Aggiornamento : 22:39

«Un ceffone non è educativo. Basta spacciare la violenza per amore»

La psicoterapeuta Kathya Bonatti contro i sostenitori del "ceffone": «Un genitore che ricorre alle mani non è in grado di costruire un dialogo con il proprio figlio»

BEDANO - Ha ottenuto reazioni contrastanti lo sfogo sui social del 14enne di Bedano che, dopo aver denunciato un genitore per «botte continue e ripetute», ha consegnato alla rete, attraverso Facebook, il suo grido di dolore: «È un anno che ho denunciato mia madre e nessuno ha fatto niente», scriveva nei giorni scorsi.

Un grido, quello del minorenne, raccolto da Ticinonline/20Minuti e raccontato in un articolo diventato pretesto per sollevare un interrogativo sempre d'attualità:  la sberla è un gesto educativo? I sostenitori del "ceffone" sono risultati essere la maggioranza (quasi 8 su 10). E nell'articolo non sono mancate le critiche al ragazzino.

«Un gesto da non sottovalutare» - Critiche che, tuttavia, per Kathya Bonatti  - psicoterapeuta, sessuologa, autrice di vari libri tra cui "Madri e padri manipolatori" -, sono assolutamente da rispedire al mittente. «Non si può prendere con leggerezza una decisione così estrema come quella di denunciare un genitore - ci spiega -. Se ciò avviene è perché la misura è colma».

Spacciare la violenza per amore - Per l’esperta, di casi simili a quello del 14enne ce ne sono molti più di quanto si vorrebbe immaginare: «È pieno il mondo di genitori sadici e crudeli che spacciano per amore quelle che invece sono solo violenze fisiche, psicologiche e sessuali».

Il lato oscuro del genitore - Insomma, dietro la figura del “genitore” - che nell’immaginario comune è sinonimo di purezza - spesso si cela la parte più nera, oscura dell’essere umano: «Se una persona ha una psiche sana, è adulta, matura, equilibrata e ha voglia di dare, allora sarà un buon genitore. Ma se si ha un’indole cattiva, sadica, anaffettiva, infantile e patologica il risultato non potrà che essere disastroso».

La cronaca di ogni giorno, d’altra parte offre continui esempi di svalutazioni, denigrazioni e crudeltà operate da madri e padri nei confronti dei figli. «Il fatto che questi genitori non siano consapevoli di quello che stanno facendo non allevia certo il dolore che le loro “vittime” subiscono».

La mente edulcora, ma non cancella - In una relazione di questi tipo, naturalmente, è chi per sua natura è più fragile a pagarne le conseguenze: «I figli hanno le difese abbassate e riconoscono l’atto di violenza come una manifestazione naturale, persino di affetto. Ma se la mente edulcora, il corpo memorizza le ferite. A volte per sempre».

Violentato oggi, violento domani - Un figlio picchiato può, purtroppo, diventare un genitore picchiatore. «Da adulti questi bambini possono intraprendere due strade - spiega Bonatti - : la prima li porterà a rifiutare totalmente la violenza. La seconda a ripetere gli atti subiti perché metabolizzati come un qualcosa di normale».

Insomma, per la psicoterapeuta la violenza non è mai giustificabile: «Un genitore che ricorre alle mani non è in grado di costruire un dialogo. Che inizia con un percorso quotidiano fatto prima di tutto di ascolto dei bisogni dei propri figli».

Le conseguenze, altrimenti, possono essere molteplici. A volte anche drammatiche: «Un bambino che non ha ricevuto adeguato nutrimento affettivo avrà problemi di autostima con risvolti anche gravi. Inoltre è stata studiata una correlazione tra sculacciate e sessualità. Chi le ha subite è più portato a sviluppare rapporti sado-maso in età adulta».

Bonatti, insomma, condanna in toto quello che viene considerato un mero “gesto educativo”. «L’accettazione della violenza non aiuta le persone che chiedono attenzione. In altri Paesi la sberla educativa è un concetto insostenibile. Dobbiamo capirlo anche noi».

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