Dati rubati, ora le banche rischiano di dover risarcire i clienti

La LGT di Vaduz è stata chiamata a riscarcire un cliente tedesco con oltre 7 milioni di euro per non averlo informato tempestivamente sulla sottrazione di dati avvenuta all'interno dell'istituto
BERNA - La banca svizzera interessata dal furto di dati sarà chiamata a risarcire i clienti tedeschi per le imposte e le relative multe che costoro saranno costretti a versare al fisco? L'interrogativo si è fatto più pressante dopo la sentenza pronunciata da un tribunale del Liechtenstein, che ha condannato la LGT di Vaduz a risarcire un cliente tedesco con oltre 7 milioni di euro per non averlo informato tempestivamente sulla sottrazione di dati avvenuta all'interno dell'istituto.
Il quadro giuridico elvetico è uguale a quello del Principato, ha spiegato a "20 Minuten Online" l'avvocato zurighese d'affari Daniel Fischer. La banca all'origine della falla deve dare ai clienti l'opportunità di autodenunciarsi al fisco tedesco, evitando così guai maggiori. Il punto centrale è determinare il momento in cui l'istituto si è accorto del furto: appena lo sa deve informare i titolari del conto.
Secondo Rolf Benz, professore di diritto tributario, per un cliente tedesco sarà comunque difficile trascinare la banca in tribunale: dovrà dimostrare un nesso di causalità fra il danno subito e l'operato della banca, trovando anche le prove relative al momento in cui la società era a conoscenza della falla.
Al momento tutte le banche - in particolare Credit Suisse e Julius Bär, le più chiacchierate nei giorni scorsi - negano di essere all'origine dei dati offerti al fisco tedesco. Ma se in futuro emergerà che qualcuno, nonostante le smentite, sapeva e nonostante questo ha taciuto, le chance di successo di una causa aumenterebbero, spiega Benz. Sempre però che il danno venga riconosciuto come tale: le imposte sono comunque da pagare, non è chiaro se il loro versamento possa essere considerato quindi un danno.
ATS
Foto d'apertura: Keystone




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