Da Tokyo al Louvre, passando per... Via Nassa gli incredibili colpi dei “Pink Panthers”

Un ventennio di rapine da film per la gang originaria dei Balcani e che oggi vede a processo alcuni suoi membri, per la rapina del Taleda.
Un ventennio di rapine da film per la gang originaria dei Balcani e che oggi vede a processo alcuni suoi membri, per la rapina del Taleda.
Nel film “Il ritorno della Pantera Rosa” (1975) viene rubato un diamante di inestimabile valore nascondendolo in una confezione di crema per le mani. Un trucco geniale, ripreso poi nella realtà da una organizzazione criminale internazionale soprannominata “Pink Panthers” proprio per l'uso fatto di tale accorgimento per mettere a segno uno dei suoi colpi più celebri.
Il 19 maggio del 2003, infatti, venne rapinata la gioielleria Graff, a New Bond Street nella capitale britannica, e la banda criminale riuscì a portare via una refurtiva del valore di oltre ventitré milioni di sterline, tra cui un famoso diamante blu ritrovato successivamente da Scottland Yard in un vasetto di crema per il viso.
Da allora, come detto, tale organizzazione, dedita a furti di gioielli e opere d'arte, è conosciuta a livello internazionale come Pink Panthers, e si ritiene sia una delle più pericolose nel suo genere anche se negli anni alcuni membri della stessa sono stati catturati e processati.
Imago/Everett CollectionPeter Sellers nei panni di Clouseau, ne “Il ritorno della Pantera Rosa”.Ultima fermata, Taleda
Tra l'8 ed il 12 giugno, ad esempio, si presenteranno, davanti alla Corte delle Assise Criminali, presiedute dal giudice Amos Pagnamenta, sette persone arrestate dalla Procura ticinese per il furto messo a segno nella gioielleria Taleda a Lugano il 2 luglio del 2024 da alcuni esponenti proprio della banda Pink Panthers che, anche in quell'occasione, ha dato prova della sua pericolosità e precisione strategica.
L'organizzazione criminale, infatti, è composta da un numero imprecisato di persone, se ne stimano ottocento, prevalentemente di origine balcanica, e nonostante abbia avuto delle battute d'arresto, per quasi due decenni ha messo a segno dei colpi leggendari.
Risalgono alla prima metà degli anni Duemila, precisamente nel 2005 e nel 2009, le rapine compiute ai danni della gioielleria Graff di Londra, prima in Sloane Street e poi nuovamente in New Bond Street dopo quella del 2003, per poi iniziare ad operare in diversi Paesi al mondo, quali Costa Azzurra, Danimarca, Las Vegas, Parigi e Vienna.
Ti-Press/Pablo GianinazziLa Polizia in centro a Lugano, dopo la rapina al Taleda.Il “colpo grosso” di Tokyo, e tutti gli altri
Tra i colpi più fruttuosi ed audaci attribuiti alle Pink Panthers vi è di sicuro quella del 5 marzo del 2004 quando venne rubata dalla boutique Le Super-Diamant Couture de Maki, nel quartiere di Ginza a Tokyo, la celebre collana 'Le Comtesse de Vendôme', composta da ben centosedici diamanti con uno centrale della grandezza di centoventicinque carati.
In meno di un minuto, due uomini, vestiti elegantemente per fingersi clienti, dopo aver spruzzato uno spray al peperoncino negli occhi dei commessi, riuscirono a rubare il collier di diamanti e altri undici gioielli, per un valore di ventidue milioni di euro, fuggendo poi in moto. Per il furto vennero arrestate quattro persone di nazionalità serba, e una donna scozzese, ma i gioielli trafugati non vennero mai recuperati probabilmente perché ridotti in pezzi più piccoli e venduti al mercato nero.
Nel 2007 e nel 2008, l'organizzazione criminale colpì per ben due volte la gioielleria di lusso Harry Winston a Parigi, specializzata in diamanti rari e orologi di lusso. In occasione di una di queste rapine, alcuni componenti della banda si presentarono vestiti da donne, con tanto di parrucche e tacchi alti, per poi fuggire con un bottino del valore di oltre cento milioni di dollari.
Imago/BestimageI media davanti alla gioielleria Harry Winston a Parigi, dopo il colpo dei Pink Panthers del 2008.Nel 2005, si registra invece la fuga più rocambolesca, a tratti cinematografica, mai posta in essere dalla banda: dopo aver svaligiato una gioielleria di lusso a Saint-Tropez i rapinatori, vestiti in camicia a fiori e bermuda come comuni turisti, fuggirono utilizzando un motoscafo ad alta velocità ormeggiato sul molo della località turistica.
Sempre nel 2005, una banda armata di sette uomini vestiti da impiegati della Klm compirono una clamorosa rapina all'aeroporto Schiphol di Amsterdam, rubando circa settantacinque milioni di euro in diamanti non tagliati e gioielli diretti ad Anversa. Sette cittadini olandesi vennero poi arrestati diverso tempo dopo ad Amsterdam e Valencia con l'accusa di rapina e riciclaggio di denaro.
Nel 2007, invece, le Pink Panthers organizzarono una rapina al Wafi Mall a Dubai, lanciando due berline Audi rubate a tutta velocità contro le vetrate del lussuoso centro commerciale e sparendo, dopo appena 170 secondi, con una refurtiva del valore di circa quindici milioni di euro.
Trecento milioni di refurtiva
In più di dieci anni di attività si stima che la banda abbia accumulato un bottino di oltre trecento milioni di dollari, compiendo più di trecentoquaranta furti accertati. Nel 2008, invece, a finire nel mirino dell'organizzazione internazionale fu il museo di Zurigo, compiendo quella che è stata definita «la più grande rapina di opere d'arte nella storia europea» avendo trafugato un Moet, un Van Gogh, un Cézanne e un Degas per un valore orientativo di duecento milioni di dollari.
Dopo alcuni anni di silenzio, forse dovuto all'arresto del suo membro storico Mitar Marjanovic, arrestato a Roma nel 2012, misero a segno alcuni furti a Parigi, Venezia, e trafugarono dei gioielli reali appartenenti alla monarchia svedese, tra cui due corone e una sfera d'oro, custodite nella Cattedrale di Strängnäs e la tiara tempestata di diamanti appartenenti alla duchessa di Portland e custodita presso la Harley Gallery nella tenuta di Wellback nel Nottinghamshire.
Imago/NurPhotoAgenti presiedono il cordone di sicurezza attorno al Louvre, dopo il colpo del secolo.Di recente si è indicata la banda Pink Panthers come autori di quello che è stato definito “il colpo del secolo” ossia il clamoroso furto avvenuto al Museo del Louvre nell'ottobre dello scorso anno durante il quale sono stati rubati otto gioielli della corona di Napoleone per un valore di circa ottantotto milioni di euro.
Le modalità d'azione adoperate dai quattro ladri impegnati nell'operazione criminale appaiono del tutto simili a quelle in uso tra i membri dell'organizzazione internazionale: estrema rapidità, un piano d'azione studiato nei minimi dettagli e l'uso di travestimenti. In questo caso, i ladri si sono abbigliati come dei lavoratori del cantiere edile adiacente al Museo, ed hanno raggiunto il primo piano dell'Ala Denon utilizzando un montacarichi per poi fuggire con la refurtiva in sella ad uno scooter.
Dai Balcani, con furore
Tratto caratteristico dell'organizzazione è proprio la preparazione meticolosa dei colpi da mettere a segno che si articola in una prima fase preparatoria, dove una complice, solitamente una donna, si finge una cliente facoltosa per studiare il negozio, la collocazione dei gioielli presi di mira e le misure di sicurezza di cui è dotato il luogo da assaltare.
Dopo di che, i membri designati a compiere il colpo si presentano nel posto stabilito facendo spesso uso, come visto, di travestimenti, intimidendo il personale anche con l'uso di armi, ma senza spargimento di sangue, e sfondando le vetrine ed estraendone la refurtiva in un arco temporale molto limitato, tra i trenta e i sessanta secondi.
La fuga avviene solitamente su dei mezzi di trasporto molto agili e veloci, come degli scooter o delle moto, conclusa la quale i membri del gruppo di disperdono molto rapidamente, facendo perdere le proprie tracce. La caratteristica principale di questa organizzazione criminale è quella di non avere una struttura verticistica ma di essere articolata in una serie di 'cellule' autonome che possono essere attivate all'occorrenza, garantendo la funzionalità della banda a prescindere dall'arresto occasionale di alcuni suoi membri.
Imago/Funke Foto SerivicesUn membro delle Pink Panthers a processo in Germania, nel 2019Costoro inoltre, hanno tutti una preparazione militare o paramilitare e provengono, come detto, principalmente da Paesi balcanici quali la Serbia, la Croazia o il Montenegro, dove hanno affinato le proprie tecniche d'assalto, tra cui la «smash and grab», ossia «spacca e afferra».
A tal fine creano degli strumenti ideati ad hoc, come delle mazze con punte in acciaio, o, in alternativa, utilizzano delle armi quale deterrente e per immobilizzare il personale. La spettacolarità delle loro imprese ha ammantato la banda Pink Panthers di un alone di mistero e fascino, e la loro capacità di preparare meticolosamente le rapine da compiere continua a mettere a dura prova gli organi di polizia dei Paesi coinvolti nelle loro azioni criminali.
Durante un reportage in Montenegro, per approfondire l'origine di questo fenomeno criminale, alla giornalista del Guardian che si occupava del caso è stato più volte detto che bisognava considerare questi furti come un ideale risarcimento «per i bombardamenti della Nato e le sanzioni dell'Onu alla Serbia negli anni Novanta» e che «Inghilterra, America, Francia e Giappone hanno rovinato questo Paese».
AFPIl fermo muscoloso di un membro serbo della gang, da parte della Guardia Civil spagnola nel 2014.








