Un ragazzo instabile e solitario. Il ritratto dell'accoltellatore di Winterthur

L'aggressore era stato dimesso dalla psichiatria un giorno prima dei fatti ed era stato ritenuto "non pericoloso". Scoppia la polemica e aperta un'indagine
WINTERTHUR - Sulla stampa d'oltre Gottardo, il giorno dopo, il grave fatto di sangue di Winterthur viene descritto come uno degli attacchi terroristici di matrice islamista più gravi mai avvenuti in Svizzera. I giornali fanno il nome dell'autore dell'accoltellamento, nome che era stato fornito ieri in conferenza stampa dal comandante della polizia di Zurigo, Mario Fehr. Qualcuno riporta il suo nome per intero, altri lo cambiano.
Il 31enne che ieri ha gridato «Allahu akbar» e ha accoltellato tre persone ferendole, non è uno sconosciuto alle forze dell'ordine locali e ai servizi sociali della città. Frequentava da anni ambienti estremisti ed era considerato un fervente sostenitore dello Stato islamico. È inoltre gravemente instabile dal punto di vista psichico. Poco prima dell’attacco era stato ricoverato in psichiatria, ma successivamente dimesso.
Un medico aveva stabilito che non rappresentava un pericolo né per gli altri né per sé stesso, un'analisi che sta facendo scoppiare in queste ore un'enorme polemica e ha fatto scattare un'indagine esterna presso la clinica psichiatrica della città.
L'indagine amministrativa esterna ha lo scopo di verificare le procedure e le responsabilità che avrebbero portato alla dimissione dell'uomo, ha comunicato la clinica Integrierte Psychiatrie Winterthur (ipw), che si è detta scioccata e profondamente colpita dagli eventi. Il direttore cantonale della sicurezza, Mario Fehr, ha definito la valutazione dell'ipw un "evidente errore di valutazione".
L'infanzia e l'adolescenza
La NZZ ricostruisce il passato del 31enne, di un uomo che ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza nel quartiere Wülflingen di Winterthur. Nel 2010 si è trasferito in un’altra zona della città, tranquilla, con edifici residenziali ormai datati appartenenti a una cooperativa. Köz è il maggiore di tre fratelli. Ha ottenuto la cittadinanza nel 2009 e nel 2024 ha richiesto il rinnovo del passaporto svizzero, ma non si è presentato mai all’appuntamento.
Già da giovane, frequentava ambienti islamisti. È ben inserito nella scena islamista radicale, soprattutto tra reclutatori, ideologi e mentori. Il giornale riferisce che a un certo punto ha conosciuto Sandro V., che si faceva chiamare «emiro di Winterthur», partito presto per la Siria e poi condannato a diversi anni di carcere. Entra in stretto rapporto anche con un giovane di origini curde che si reca in Siria per combattere con l’IS e che morirà nel cosiddetto califfato.
Fragilità mentale
Chi ha avuto modo di conoscere il 31enne ha raccontato che l'uomo si definiva schizofrenico, ma anche una sorta di studioso. Spesso si faceva notare per racconti e teorie bizzarre, entrando talvolta in contrasto anche con i leader della scena islamista locale. Anche per questo era considerato un solitario. Partecipava raramente agli incontri dei sostenitori dell’IS, preferendo restare a casa propria. I vicini raccontano che passava ore sul balcone, fumando o al computer.
Il suo nome compare più volte negli atti giudiziari. Nel 2015 era stato denunciato per diffusione di propaganda dell’IS e nel 2018 era stato indagato per una rissa. È citato anche in procedimenti contro altri esponenti della scena islamista locale, come Idris al-Albani. Da un atto d’accusa del 2023 emerge che i due si scambiavano video e nasheed, canti propagandistici della milizia. In un episodio del dicembre 2018, al-Albani gli inviò un video del jihadista tedesco Deso Dogg, definendolo «forte» e il protagonista un «buon fratello».
La radicalizzazione coinvolgeva anche la sua famiglia. I due fratelli minori erano stati processati nel 2018 nell’ambito del caso legato alla moschea An-Nur, allora considerata un punto di riferimento per ambienti salafiti radicali. Erano accusati di aver aggredito e minacciato due frequentatori della moschea, sospettati di essere informatori. In seguito, la polizia aveva trovato materiale di propaganda dell’IS nei loro dispositivi.
Negli ultimi anni il 31enne aveva vissuto per un periodo in Turchia, tra il 2024 e il 2026. Le sue attività in quel periodo restano poco chiare, ma secondo le autorità potrebbero aver contribuito a una ulteriore radicalizzazione.




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