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MAROCCO

Voleva adottare quel cane, le è stato fatale

Il ricordo di un'amica della donna svizzera deceduta per rabbia in Marocco. «Viveva e lavorava lì»
Depositphotos (realinemedia)
Voleva adottare quel cane, le è stato fatale
Il ricordo di un'amica della donna svizzera deceduta per rabbia in Marocco. «Viveva e lavorava lì»
TAGHAZOUT - Non era una turista ma viveva in Marocco e voleva adottare quel cane, non ci stava solo giocando. Emergono nuovi dettagli sulla cittadina svizzera che a fine giugno è morta a Taghazout, dopo essere stata graffiata dall'animale. ...

TAGHAZOUT - Non era una turista ma viveva in Marocco e voleva adottare quel cane, non ci stava solo giocando. Emergono nuovi dettagli sulla cittadina svizzera che a fine giugno è morta a Taghazout, dopo essere stata graffiata dall'animale.

La vicenda - La donna si era recata in ospedale e aveva ricevuto il vaccino antirabbico ma le sue condizioni sono comunque peggiorate, portandola alla morte, in poco tempo.

Il commosso ricordo dell'amica - Ora un'amica, la tiktoker Sophia, racconta che cosa è successo davvero, condividendo un commovente video con la frase «Ha illuminato ogni stanza con la sua risata».

Il processo di adozione era in corso - Ha spiegato che viveva e lavorava in India e aveva deciso di adottare quel cane randagio. Aveva già avviato il processo di adozione e lo aveva portato più volte dal veterinario.

Il graffio, la diagnosi sbagliata, la morte - Lui l'aveva sia graffiata che morsa e lei, come da prassi, era tornata dal professionista. Il medico, però, stando all'amica, aveva detto che il cane aveva il cimurro, un'infezione virale che non si trasmette agli umani e lo aveva soppresso. La futura padrona ha ricevuto due dosi di vaccino antirabbico, a scopo precauzionale, in una settimana, ma probabilmente si era già infettata con il graffio.

L'appello: attenzione agli animali randagi - La sua famiglia ha sempre adottato cani, questa volta la scelta le è stata fatale. Sophia coglie l'occasione per sensibilizzare sulla pericolosità di interagire con animali randagi, che potrebbero trasmettere malattie, come la rabbia, il cui rischio è troppo spesso sottovalutato.


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