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ZURIGO
21.08.2014 - 14:440
Aggiornamento : 24.11.2014 - 23:06

3.000 dottoresse a casa, "l’assurdità del sistema sanitario svizzero"

A causa della penuria di medici vengono importati molti stranieri. In Svizzera, invece, ci sono migliaia di donne medico formate, ma che non esercitano a causa della mancanza di possibilità di lavorare a tempo parziale

ZURIGO - Formare un medico costa ai contribuenti svizzeri circa mezzo milione di franchi. Dopo la maturità gli studenti che superano l'esame di ammissione in medicina hanno un percorso di studi che dura sei anni. A 32 anni si diventa medici specializzati. Gli studenti in medicina sono per la maggior parte donne. La percentuale di studenti di sesso femminile raggiunge il 61,2 % in Svizzera.

Secondo uno studio dell'Ufficio federale della salute pubblicato nel 2011, il 20,7 % di tutte le donne che ha concluso il ciclo di studi in medicina dal 1998 al 2000, dopo 10-12 anni dall'ottenimento della laurea, non ha ottenuto ancora nessun titolo di medico specialista. In tutto sono 1008 donne. La percentuale di uomini privi di titolo di medico specialista scende al 13,6%.

"Riteniamo che la maggior parte di queste donne non lavori più nel settore medico" ha dichiarato a 20min.ch Nico van der Heiden, portavoce dell'associazione svizzera dei medici assistenti e capiclinica (ASMAC). Van der Heiden ha spiegato che le donne laureate in medicina rinunciano alla carriera medica perché si dedicano all'attività di casalinga o preferiscono lavorare a tempo parziale in altri settori. Egli stima che sono circa 2-3000 le dottoresse che non svolgono la professione medica. Molte di esse preferiscono lavorare nella farmaceutica, settore in cui il tempo parziale è molto diffuso o nelle cliniche private.

Un primario di un ospedale universitario svizzero ha dichiarato a 20min.ch che la situazione del lavoro a tempo parziale è diventata pessima: "Conosco decine di dottoresse che hanno appeso il camice al chiodo o che hanno abbandonato la professione per desiderio di far famiglia". Sua moglie, anch'essa medico, non lavora in ospedale proprio perché mancano posti a tempo parziale. Questo succede perché quando ai superiori un medico comincia ad esprimere il desiderio di lavorare a tempo parziale - così ha spiegato il primario - si viene considerati o "non interessati alla professione" o "poco resistenti". "Ma i più resistenti - ha voluto precisare il primario - sono proprio coloro che conciliano famiglia e lavoro perché devono assolvere ai due compiti".

In effetti per i medici attivi negli ospedali il tempo parziale è un miraggio. Il grado medio è di oltre il 90%. Stando a quanto riferito dal portavoce dell'ASMAC vi sarebbe la possibilità di creare posti di lavoro a tempo parziale dal 40 all'80%. "I primari più anziani sono sempre dell'idea che il medico debba essere sposato con l'ospedale in cui lavora. E posti di lavoro sotto al 100% non vengono presi in considerazione" ha dichiarato Van der Heiden, che parla di un cambiamento di mentalità generazionale: "La giovane generazione desidera anche avere una vita oltre il lavoro".

A questo problema si aggiunge il problema svizzero della mancanza di medici: "In Svizzera anziché cercare di reintegrare nella professione medica le dottoresse già formate, si vanno a prendere medici all'estero. E tutto ciò è così assurdo", ha aggiunto van der Heiden. Il portavoce dell'ASMAC ricorda che la Svizzera spende miliardi per formare donne medico e una parte di esse se ne resta a casa a fare la casalinga. Negli ospedali svizzeri la percentuale di medici stranieri è fortemente aumentata negli ultimi anni. Nel 2012 ha raggiunto il 40%, ossia 8.000 unità.

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