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SVIZZERA

Gli affitti torneranno a salire: lo dice Raiffeisen

È quanto è emerso dai risultati di uno studio condotto dall'istituto bancario rossocrociato.
Tipress
Fonte Ats
Gli affitti torneranno a salire: lo dice Raiffeisen
È quanto è emerso dai risultati di uno studio condotto dall'istituto bancario rossocrociato.

ZURIGO -  Dopo una fase di rallentamento della crescita, gli affitti torneranno a salire a ritmi più sostenuti in Svizzera: lo prevede Raiffeisen in uno studio pubblicato oggi.

Poiché gli effetti frenanti sulle pigioni derivanti dal calo del tasso d'interesse di riferimento stanno per esaurirsi e che l'aumento delle tariffe energetiche dovuto alla guerra in Iran farà salire i prezzi delle costruzioni, si prevede che la stabilizzazione dei prezzi sul mercato degli alloggi in affitto giunga presto al termine, argomentano gli esperti della banca.

«La quota di offerta molto bassa e il numero crescente di abbonamenti di ricerca continuano a indicare un forte eccesso di domanda sul mercato», afferma Fredy Hasenmaile, capo-economista dell'istituto, citato in un comunicato. «Storicamente un livello di sfitti così basso andava di pari passo con aumenti del costo delle pigioni nettamente più elevati rispetto a quelli attualmente riscontrabili».

Malgrado i tanti segnali di scarsità di spazi abitativi l'edilizia residenziale in Svizzera rimane a livelli storicamente bassi, si legge nello studio. Gran parte delle sfide sul piano edilizio nel mercato immobiliare è legata alla nuova pianificazione del territorio che, pur essendo mirata, è stata attuata in misura insufficiente. Oltre agli sforzi di densificazione, che procedono a rilento, uno dei fattori principali alla base di questo andamento è la crescente complessità normativa: negli ultimi decenni i requisiti per le nuove costruzioni in settori quali l'efficienza energetica, la protezione del clima, la riduzione dell'inquinamento fonico, l'accessibilità e la tutela del patrimonio storico si sono notevolmente inaspriti.

La regolamentazione aumenta però anche al di fuori delle leggi sullo sviluppo territoriale: le norme tecniche emanate da associazioni professionali private assumono un'importanza sempre maggiore, in quanto sono spesso dichiarate giuridicamente vincolanti. Le conseguenze sono un aumento dei requisiti tecnici, un prolungamento delle procedure d'autorizzazione, un aumento dei rischi di pianificazione e un incremento dei costi di costruzione, che in ultima istanza frenano l'attività edilizia.

«La moltitudine di nuove aspettative sociali e tecniche riguardo all'edilizia residenziale è per lo più voluta e ampiamente supportata a livello politico: considerate singolarmente, determinate regolamentazioni appaiono senz'altro opportune», commenta Hasenmaile. «Nel loro insieme, però contribuiscono a far aumentare la complessità, i rischi e i costi dell'edilizia residenziale a tal punto che il progresso tecnico e gli incrementi in termini di efficienza non riescono più a controbilanciare tali effetti».

Intanto, sul fronte dei proprietari di case a circa otto mesi dopo l'abolizione del valore locativo si registrano ancora poche reazioni. «Né dalle richieste di ristrutturazione, né dal fatturato delle imprese artigiane sono finora riscontrabili segnali di un'accresciuta attività di ristrutturazione, che nella fase di transizione beneficia ancora di agevolazioni fiscali», constata l'esperto. Poiché il valore locativo verrà abolito solo a partire dall'anno fiscale 2029 i proprietari di abitazioni hanno margine di manovra per realizzare risanamenti fiscalmente deducibili o per ottimizzare la loro futura strategia di finanziamento.

«Per poter sfruttare tempestivamente il potenziale di risparmio fiscale ed evitare perdite di valore delle abitazioni di proprietà con fabbisogno di ristrutturazione bisognerebbe pianificare rapidamente i lavori, poiché molte misure richiedono lunghi tempi di preparazione. Sono inoltre prevedibili ristrettezze in termini di capacità degli artigiani, non appena inizierà l'atteso boom dei risanamenti», mette in guardia Hasenmaile.

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