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VALLESE

Il traduttore non sa la lingua, salta il processo

Scena tragicomica al Tribunale cantonale vallesano. Alla seconda domanda l'interprete ha ammesso di avere in realtà conoscenze limitate dell'idioma.
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Fonte ats
Il traduttore non sa la lingua, salta il processo
Scena tragicomica al Tribunale cantonale vallesano. Alla seconda domanda l'interprete ha ammesso di avere in realtà conoscenze limitate dell'idioma.

SION - Scena tragicomica oggi al Tribunale cantonale vallesano, dove si sarebbe dovuto tenere il processo a un afghano condannato a dieci anni in primo grado per il tentato assassinio della moglie. Un'interprete che aveva sopravvalutato le proprie competenze linguistiche ha infatti costretto la corte a decretare un rinvio.

L'imputato desiderava parlare nella sua lingua madre, ossia il dari, una variante del persiano diffusa in Afghanistan. Per questo è stata assunta un'interprete, ma il suo contributo ha avuto vita breve: alla seconda domanda, la diretta interessata ha ammesso di avere in realtà conoscenze limitate dell'idioma.

Il presidente del tribunale ha quindi sospeso i lavori per trovare un sostituto. Dopo circa mezz'ora di ricerche infruttuose, l'udienza è stata interrotta e posticipata. Il figlio dell'accusato e uno dei suoi cugini si sono offerti di fare da traduttori, ma questa soluzione è stata bocciata vista la loro stretta relazione con l'imputato.

«Ci scusiamo per la perdita di tempo» - «Il tribunale porge le sue scuse. Cercheremo di fissare una nuova data il prima possibile. Questo caso è ora una priorità», ha commentato il presidente, determinato a svolgere il processo prima dell'estate. «La situazione odierna è una completa perdita di tempo. Il mio cliente è deluso», si è invece lamentato l'avvocato del cittadino afghano.

Il caso, avvenuto a Martigny, risale al novembre del 2022, quando l'uomo aveva spinto a terra la moglie infliggendole poi decine di colpi con un ramo lungo 80 centimetri. Lo scorso mese di ottobre, il tribunale distrettuale della città vallesana aveva pronunciato una condanna a dieci anni di carcere e un'espulsione dalla Svizzera della durata di 15 anni.

Secondo la corte di primo grado infatti, l'imputato ha picchiato la consorte con l'intenzione di ucciderla, rompendo persino il pezzo di legno sul suo cranio. La donna è stata colpita ripetutamente alla nuca e su tutto il corpo per quasi dieci minuti. Nonostante la vittima fosse immobile, il suo aguzzino non ha smesso di infierire su di lei e solo quando due uomini sono intervenuti l'aggressione è finita.

La donna ha riportato un trauma cranico, una lesione a una vertebra cervicale, fratture dell'orbita oculare e del seno mascellare sinistro. La difesa aveva da parte sua chiesto una condanna non per il reato di tentato assassinio, ma per quello, meno grave, di lesioni semplici. Al momento dei fatti, l'uomo era sotto l'effetto dell'alcol e dunque non in pieno possesso delle sue facoltà mentali, aveva provato ad argomentare il suo legale.

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