«La Svizzera cambi idea sulla confisca dei beni russi»

Il procuratore generale ucraino chiede un ripensamento a Berna: «Il sequestro è lo strumento più giusto per compensare i danni».
Mercoledì l'amministrazione federale aveva fatto presente al Governo che questa misura violerebbe la Costituzione e l'ordinamento giuridico.
BERNA - «Esamineremo attentamente la posizione delle autorità svizzere. Tutto potrebbe essere cambiato. Lo spero e spero anche che il governo elvetico ascolterà la posizione della nazione ucraina». Lo ha detto il procuratore generale dell'Ucraina Andriy Kostin incontrando la stampa a Bruxelles, dopo che la Svizzera ha affermato che è impossibile legalmente per Berna confiscare i beni dei russi sanzionati detenuti nel Paese. La Confederazione ha oltre 7,5 miliardi di franchi (pari importo in euro) in beni russi congelati, secondo l'agenzia di stampa ANSA.
Gli asset sovrani della Russia «sono lo strumento migliore e più giusto per compensare i danni causati dall'aggressione russa» ha detto più in generale Kostin sulle confische. «Sono molto ottimista con riferimento alle decisioni che verranno prese da tutti i nostri partner».
Una misura che viola la Costituzione
Da un'indagine pubblicata mercoledì dall'amministrazione federale è emerso che la confisca di valori patrimoniali russi violerebbe la Costituzione e l'ordinamento giuridico vigente. Attualmente, aveva ricordato il Consiglio federale, si sta discutendo a livello internazionale se i valori patrimoniali russi bloccati possano essere impiegati per la ricostruzione dell'Ucraina. La Svizzera sta seguendo tali riflessioni, partecipando al dibattito per fornire il suo punto di vista.
In ogni caso, a prescindere dalle discussioni sui valori patrimoniali russi bloccati, il Governo elvetico aveva ribadito l'intenzione di continuare a sostenere Kiev. Attaccando l'Ucraina, la Russia ha violato il diritto internazionale ed è in via di principio obbligata a risarcire i danni causati, aveva ricordato il Governo.



