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SVIZZERA
22.01.2022 - 17:330
Aggiornamento : 23.01.2022 - 08:37

Casi a catinelle, ma in terapia intensiva Omicron quasi non si vede

È ancora Delta, secondo quanto riportato da alcuni ospedali svizzeri, a causare i decorsi più gravi.

E mentre i contagi continuano a toccare picchi spaventosi, i ricoveri calano.

BERNA - «Ospedali preparatevi. Il picco è in arrivo». L’avevano dichiarato gli esperti, fronte a un numero di contagi in costante rialzo, solo una decina di giorni fa. Sì, perché la task force federale presupponeva che, anche se solo una minima parte dei nuovi infetti fosse finita in ospedale, avremmo sfiorato il sovraccarico delle strutture sanitarie. Ma così, almeno per ora, non è stato. E questi timori, secondo un sondaggio condotto dal Blick, potrebbero rivelarsi infondati. 

Il quotidiano zurighese ha infatti chiesto ai 20 maggiori ospedali svizzeri quanti dei pazienti ricoverati in cure intense fossero affetti dalla variante Omicron, la causa dell’aumento esponenziale delle infezioni nel nostro Paese. In molti hanno dichiarato di non disporre di questi dati, ma quelli che si sono espressi portano buone notizie. Negli ospedali zurighesi Waid e Triemli, su sette pazienti Covid in cure intense, nessuno è affetto da Omicron. All’Ospedale universitario di Ginevra, solo due su 19, mentre all’Ospedale cantonale di San Gallo zero su otto. 

Il gruppo bernese Insel riferisce che si presume «che una quota significativa dei pazienti in terapia intensiva sia ancora affetta dalla variante Delta». Anche all'Ospedale universitario di Zurigo «non c'è praticamente nessun Omicron nel reparto di terapia intensiva», assicura Huldrych Günthard, responsabile della sezione malattie infettive. E quando c’è, specifica, si tratta di un paziente che ha gravi patologie pregresse. 

Si respira quindi nuovamente aria di ottimismo: «La nostra unità di terapia intensiva è quasi completamente svuotata da pazienti Covid», ha affermato il medico cantonale di Zugo Rudolf Hauri in conferenza stampa questa settimana.

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