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08.04.2021 - 12:190
Aggiornamento : 13:38

«Si potrebbe vaccinare di più», ma correndo dei rischi

Andreas Widmer, presidente di Swissnoso, vorrebbe somministrare la prima dose a più persone possibili

L'UFSP: «Per ora i dati dimostrano che la protezione è assicurata solo se tra le due dosi viene rispettato un intervallo tra i 21 e i 28 giorni».

Fonte 20Min/Daniel Graf e Leo Hurni
elaborata da Jenny Covelli
Giornalista

BERNA - Ci vorranno almeno tre mesi prima di poter apprezzare i risultati del vaccino sull'infezione. Lo ha dichiarato ieri in conferenza stampa il presidente della Task Force Covid-19 del Consiglio federale, Martin Ackermann. Vaccini di cui, nei prossimi mesi, sono attese forniture nell'ordine di milioni di dosi (3 milioni in maggio e 3 milioni in giugno). Oltre alla sperata omologazione del preparato di AstraZeneca da parte di Swissmedic. Ma per Andreas Widmer, professore emerito all'Ospedale universitario di Basilea e presidente di Swissnoso (Centro nazionale per la prevenzione delle infezioni), la popolazione svizzera potrebbe essere vaccinata molto più velocemente e assumendosi un rischio «accettabile».

Widmer suggerisce che tutti i vaccini a disposizione siano utilizzati per somministrare la prima dose a quante più persone possibili, anziché conservare la seconda dose per chi ha già ricevuto la prima inoculazione. «La scelta è tra proteggere l'80% di tutti coloro che lo desiderano in metà del tempo, oppure attendere per un'immunità efficace, tenendo in congelatore i vaccini "riservati"», ha dichiarato a 20 Minuten, portando l'esempio della Gran Bretagna. E se si guarda alle restrizioni e ai costi immensi che le chiusure stanno generando, «la prima soluzione è migliore della seconda».

Secondo il presidente di Swissnoso, oltre al risparmio in termini di denaro, ci sarebbero altri vantaggi. «Anche i giovani (che lo desiderano) riceverebbero la loro prima dose già in maggio. E la seconda entro l'estate. Se, invece, aspettiamo, c'è il rischio che solo le persone anziane potranno viaggiare. E la frustrazione tra i più giovani potrebbe aumentare. A quel punto si assisterebbe a scene ben peggiori di quanto visto a San Gallo».

A tal proposito, però, l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) ha spiegato che la strategia di vaccinazione si basa sulle raccomandazioni finora approvate. «Monitoriamo costantemente la situazione con la Commissione federale per le vaccinazioni (CFV) e siamo disposti a introdurre possibili aggiustamenti sulla base di nuovi risultati». Il presidente della CFV, Christoph Berger, aggiunge: «Siamo consapevoli della terza ondata e stiamo valutando il miglior uso possibile dei vaccini disponibili anche in questo contesto».

Dal canto suo, Swissmedic fa riferimento agli studi effettuati quando sono state formulate le raccomandazioni sulla vaccinazione. «I risultati mostrano che la protezione del 95% contro il Covid-19 si ottiene solo tra i 7 e i 14 giorni dopo aver ricevuto la seconda dose, se l'intervallo tra le due inoculazioni è tra i 21 e i 28 giorni», spiega il portavoce Alex Josty. Al momento non ci sono dati affidabili che consentano di decidere di aumentare il tempo trascorso tra la somministrazione delle due dosi.

Ma nessuno dice che queste rassicurazioni non verranno fornite in futuro. «Qualora dai produttori di vaccini arrivassero nuove prove al riguardo, Swissmed darà priorità assoluta all'analisi di questi dati, per consentire una decisione in tempi brevi».

Per Andreas Widmer si tratta di un rischio molto basso. «Ma se, per qualsiasi motivo, non fosse possibile somministrare la seconda dose di vaccino entro tre mesi, o addirittura questa venisse dimenticata, qualcuno dovrebbe assumersene la responsabilità. Ecco perché non si ha il coraggio di perseguire questa strategia, un po' più rischiosa ma con maggiori possibilità di un rapido successo».

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