Tutte quelle operazioni che non si faranno più a causa del coronavirus
Keystone
SVIZZERA
16.12.2020 - 08:010
Aggiornamento : 10:17

Tutte quelle operazioni che non si faranno più a causa del coronavirus

Gli interventi chirurgici annullati e posticipati sono centinaia, anche in casi in cui sarebbero stati davvero necessari

La paura è che presto, a decidere sulle vite, sarà il processo di triage: «Un lockdown è ormai necessario»

Fonte 20 Minuten/Bettina Zanni
elaborata da Filippo Zanoli
Giornalista

ZURIGO - A causa del coronavirus reparti di terapia intensiva in Svizzera sono pieni ormai all'80% lo ha confermato anche nella recente conferenza stampa da Berna il delegato del Consiglio federale Andreas Stettbacher. Sono dieci i cantoni che di spazio non ne hanno proprio più, e fra questi ci sono anche il Ticino, Friburgo, Turgovia e il Vallese.

Una situazione, questa, che era quella che Berna avrebbe voluto evitare a tutti i costi. Già perché il coronavirus non fa paura tanto per il suo tasso di letalità, ma per la sua contagiosità, persistenza e capacità di mantenere sotto pressione costante proprio le strutture sanitarie mettendo poi a rischio il loro funzionamento.

Che significa? Che già oggi se, a causa di incidente o malattia, il rischio che non si possa soccorrere una persona in pericolo di vita è reale: «È sempre più difficile accogliere pazienti con lesioni o patologie gravi senza problemi di tipo logistico», conferma a 20 Minuten Rudolf Hauri dell'Associazione dei medici cantonali della Svizzera (Amcs). E l'orizzonte, nell'immediato futuro, è tutt'altro che roseo.

Oltre all'esaurimento psicofisico del personale sanitario, l'altro risvolto dell'emergenza è la necessità di annullare tutti quegli interventi chirurgici non ritenuti davvero essenziale.

Si parla di diverse centinaia di procedure in tutta la Svizzera, anche in casi in cui la patologia resta potenzialmente letale: «Abbiamo già dovuto posticipare almeno 100 interventi su pazienti in condizioni comunque gravi», spiega André Zemp dell'ospedale Waid und Tremli di Zurigo.

L'ospedale cantonale di Aarau parla invece di «700 interventi posticipati, solo questa settimana», conferma il portavoce Ralph Schröder. E se i ricoverati per Covid-19 dovessero crescere, «sarà necessario spostare il personale da altre unità alla terapia intensiva, con ripercussioni non trascurabili sulle cure».

«Negli ospedali la lotta per i letti è iniziata già da un paio di settimane», osserva Mario Fasshauer dell'associazione dei pazienti Patientenstelle Zürich che non nasconde la sua preoccupazione. Il rischio è che a decidere sulle vite sia il processo di triage: «Operazioni che sarebbero state fatte immediatamente un anno fa, vengono improvvisamente rinviate con il pretesto che non sono veramente urgenti». In altri casi invece, chi dovrebbe essere monitorato in intensiva viene subito ritrasferito in reparto. Per lui una cosa è certa: «Abbiamo bisogno di un lockdown, il personale è al limite già adesso».

 

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