screenshot Twitter
SVIZZERA
14.12.2020 - 21:530
Aggiornamento : 15.12.2020 - 07:48

«Forse deve smetterla di guardare le conferenze stampa»

Il consigliere federale è sommerso dai messaggi degli "hater". E a volte risponde per le rime

Su Twitter risposta piccata alla provocazione di una cittadina. Che accusava il consigliere federale di terrorizzare la popolazione

BERNA - I social in Svizzera sono impazziti dopo la conferenza stampa di venerdì da Palazzo federale. Una pioggia di critiche si è riversata in particolare su Alain Berset, via Twitter. Il ministro della salute è accusato di «terrorizzare» la popolazione. E non sempre incassa in silenzio. 

Nei giorni successivi alla conferenza, una "hater" particolarmente accanita nei confronti del consigliere federale ha avuto pan per focaccia. Tra i messaggi di Twitter ne ha trovato uno proveniente nientemeno che dall'account di Berset. Pochi caratteri: «Allora forse è ora che la smetta di guardare le conferenze stampa» recita il messaggio. 

«Uno dei miei tweet deve aver colpito nel segno» commenta la donna in un post, pur ammettendo di non sapere come interpretare esattamente il messaggio. La risposta stizzita di un social media manager più stressato del solito? La trovata di un hacker, che si è impossessato dell'account del consigliere federale? Le speculazioni sono proliferate sul social network. Un ministro che si scomoda a scrivere a una semplice cittadina? «È il 2020, può succedere di tutto» osserva qualcuno. 

E in effetti, è andata proprio così. L'autore del messaggio polemico sarebbe proprio Berset in persona: «Ha voluto rispondere» ha confermato a 20 Minuten il portavoce Peter Lauener. La destinataria sarebbe solita pubblicare «dozzine di tweet al giorno» contro il consigliere federale, «a volte in modo molto scortese». Davanti all'ultimo - in cui si chiedeva «quanta gente muoia» di terrore, a guardare le conferenze stampa federali - Berset non ce l'ha fatta più. 

Certo, fa strano immaginare che con la crisi attuale il ministro della Salute abbia tempo per rispondere ai provocatori. E infatti «succedere raramente» assicura Lauener. «Di solito è il team di comunicazione a gestire l'account». I toni su Twitter e Facebook negli ultimi tempi si sarebbero alzati parecchio. «Invitiamo tutti al rispetto e alla decenza. Su Facebook abbiamo attivato dei blocchi, e segnaliamo alla polizia ogni tipo di minaccia». 
 

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