Keystone
SVIZZERA
25.07.2020 - 22:080

SwissCovid, la situazione a un mese dal lancio

L’applicazione per il tracciamento dei contagi da coronavirus è disponibile dallo scorso 25 giugno

L'app è stata scaricata da oltre 2 milioni di dispositivi

BERNA - È trascorso un mese dall’arrivo ufficiale di SwissCovid, l’applicazione sviluppata dalla Confederazione per tracciare nell'etere i nuovi casi di contagio provocati dal nuovo coronavirus in Svizzera.

Dal suo debutto su Apple Store e Google Play, avvenuto il 25 giugno scorso, l’app - stando alle ultime cifre aggiornate dall’Ufficio federale di statistica - è stata scaricata per un totale di oltre 2 milioni volte (2'016'523 download al 20 luglio).

Per quanto concerne le attivazioni quotidiane dell'app, il cui metodo di calcolo è stato modificato nel corso di questa settimana, ieri è stato raggiunta la quota di 1,2 milioni, che costituisce (in termini assoluti) la cifra più alta dal lancio dello scorso mese.

Fiducia e potenzialità - L'entrata in funzione di SwissCovid non è stata tutta in discesa. In un primo sondaggio effettuato da Comparis (pubblicato lo scorso 9 luglio), la maggioranza della popolazione elvetica ha rivelato di non essere convinta dalla nuova app. Il 56% della popolazione si era detto in quel caso non intenzionato a scaricarla sul proprio smartphone.

Nei giorni scorsi, il nuovo capo della task force svizzera contro il Covid-19, Martin Ackermann, si è però detto sicuro del grande potenziale di SwissCovid, che considera uno degli strumenti più importanti della lotta al contagio, nonostante la sua efficacia debba ancora essere del tutto verificata. E in questo senso si era espresso solo qualche giorno prima anche il numero uno della divisione Trasformazione digitale dell'UFSP, Sang-Il Kim, rimarcando come l'effetto dell'app non fosse «ancora quantificabile».

Il "nervo scoperto" messo in evidenza era in particolare quello dell'impossibilità di capire quanti utenti siano stati allertati dopo essere entrati in contatto con una persona positiva al coronavirus. Un punto - aveva spiegato l'esperto - dovuto al fatto che chi riceve una notifica spesso non consulta le hotline ma si sottopone direttamente al test.

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