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PICCOLE STORIE«La vittoria della Svizzera sulla Francia con papà in panchina mi ha emozionato»

26.10.23 - 10:00
Chiacchierata con Tommaso Manicone, oggi tesserato del Chiasso: «Da piccolo volevo diventare calciatore professionista e avvocato»
Mediaecomunicazione di Flavio Monticelli
«La vittoria della Svizzera sulla Francia con papà in panchina mi ha emozionato»
Chiacchierata con Tommaso Manicone, oggi tesserato del Chiasso: «Da piccolo volevo diventare calciatore professionista e avvocato»
Classe '95, Tommaso Manicone è cresciuto nelle giovanili rossoblù e nella sua carriera ha vestito le maglie - fra le altre - di Castello, Riva, Balerna, Malcantone, Rancate e Novazzano. 
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CHIASSO - Quando dici Manicone non puoi non pensare ad Antonio, ex giocatore dell'Inter con cui ha vinto una Coppa Uefa nel 1994 ma soprattutto ex braccio destro di Vladimir Petkovic sulla panchina della Svizzera. Una passione, quella calcistica, che l'attuale vice-allenatore dell'Iran ha tramandato ai figli Carlo (ex Lugano e oggi alla Varesina) e Tommaso, tesserato del Chiasso in Quarta Lega. «Sicuramente per me il calcio è stato un amore a prima vista - ci ha raccontato proprio Tommaso, che nella vita fa l'avvocato - Per tutti i figli il papà è sempre l'eroe e quando io ero piccolo lui giocava. Alla luce di ciò, non è stato difficile seguire le sue orme e posso dire che la scelta è stata abbastanza scontata e semplice».

Sei fra i giocatori chiamato a far rinascere il Chiasso. Un onore...
«Lavorando insieme al presidente Marco Armati (anch'egli avvocato, ndr) mi ha illustrato quelle che erano le sue idee. Devo dire che il suo entusiasmo e la sua voglia mi hanno subito convinto e conquistato. È stato difficile lasciare il Castello dopo averci giocato per un totale di cinque anni - in tre spezzoni differenti -, poiché lì mi sono sempre trovato bene. Ma al Chiasso non potevo dire di no: quando giocavo nella U14 e U15 del Mendrisiotto, nel campo di fianco si allenava proprio la prima squadra del Chiasso. Li osservavo spesso e nella mia testa mi dicevo che sarebbe stato un sogno un giorno vestire la maglia rossoblù».

Non solo calcio. Come mai hai scelto la strada del diritto?
«Mi ricordo che nella U14 Mister Minelli ci aveva detto di appendere in camera un foglio con scritto i due grandi obiettivi che avevamo sia a livello calcistico che professionale. E ogni tanto di leggerli. Io scrissi "diventare calciatore professionista e avvocato". Uno dei due son riuscito a raggiungerlo».

Ma non è tutto... Oltre a ciò hai fondato la TM Football Agency, che si occupa di curare gli interessi dei calciatori...
«Esattamente. Dopo la U18 ho deciso di concentrarmi sugli studi, abbandonando l'idea di diventare professionista. Ho cominciato dunque a interessarmi all'argomento perché amo sia le relazioni con la gente che il calcio ed è così che ho cercato qualcosa che mi permettesse di mettere insieme le due cose. Nel 2019 ho quindi fondato la società, grazie alla quale rappresento alcuni giocatori e faccio da intermediario nelle trattative di mercato».

Com'è il rapporto con tuo papà?
«Ci sentiamo quotidianamente e sono contento di potermi affidare a lui quando ho bisogno di alcuni consigli. Questa passione sconfinata ci accomuna tutti in famiglia e i temi di cui parliamo sono inevitabilmente quasi sempre calcistici».

Che ricordi hai di lui sulla panchina della Nazionale?
«Sono ricordi molto positivi e alcuni perfino emozionanti. Ha avuto la grande opportunità di lavorare a lungo per una nazionale prestigiosa e composta da giocatori importanti. Anche i risultati raggiunti sono stati eccezionali, uno su tutti certamente la vittoria sulla Francia ottenuta all'ultimo Europeo, un momento incredibile. Ero in Grecia in vacanza e mi sono emozionato».

E l'Inter di papà? La segui?
«In passato ero un tifoso accanito, ora sono "soltanto" un simpatizzante. Da piccolo avevo seguito dal vivo la finale di Champions a Madrid, quella del Triplete. Ora preferisco il bel calcio piuttosto che tifare. Per ragioni lavorative guardo anche molte partite di Super League».

Oggi il Chiasso è primo a punteggio pieno... La promozione non sembra potervi scappare...
«È vero, siamo partiti bene, ma non va dimenticato che nel girone di ritorno si ripartirà da zero. Dobbiamo pensare partita dopo partita, consci del fatto che quella successiva sarà sempre la più difficile. Non possiamo sottovalutare nessuno. Per citare un esempio, contro il Basso Ceresio avevamo approcciato la gara con troppa superficialità e dopo 20' eravamo sotto 1-0. Non va dimenticato, poi, che un po' tutte le squadre ci tengono a fare bene contro di noi. Motivo per il quale dobbiamo prestare molta attenzione. Nulla nello sport è scontato».

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