Donne al volante (di F1): una questione ancora aperta

Tra talento, opportunità e un futuro tutto da scrivere
I box sono molto “rosa”, gli abitacoli invece…
Tra talento, opportunità e un futuro tutto da scrivere
I box sono molto “rosa”, gli abitacoli invece…
LONDRA - Oggi ne “I Racconti della F1” torniamo su un tema che divide, incuriosisce e, a tratti, fa anche discutere: le donne in Formula 1. Per anni se n’è parlato, qualche nome ha provato a farsi spazio, ma l’ultima presenza in un weekend di gara resta quella di Giovanna Amati nel 1992. Da allora, nessuna donna è più partita in un Gran Premio.
Eppure, se allarghiamo il campo, i segnali non mancano. Jessica Hawkins è tornata al volante di una F1 nel 2023, mentre Susie Wolff è stata l’ultima a prendere parte a sessioni ufficiali nel 2015. Più recente ancora, il test di Doriane Pin a Silverstone con Mercedes: un momento simbolico, ma anche concreto, che racconta di un movimento in evoluzione.
La domanda resta: perché non le vediamo in griglia? Non è una questione di capacità fisica, ma di sistema. Poche ragazze iniziano dal karting, i costi sono elevatissimi, gli sponsor ancora più selettivi e le opportunità nelle categorie minori spesso discontinue.
Per provare a cambiare rotta è nata la F1 Academy nel 2023: un progetto che punta a costruire un percorso credibile verso le serie superiori. Trampolino reale o semplice vetrina? La risposta, per ora, è in costruzione.
Una cosa però è certa: nei box la presenza femminile è già realtà. Ingegneri, meccaniche, strateghe: competenze solide, ruoli chiave, risultati concreti.
Per vedere una donna al volante in gara servirà ancora tempo… o forse solo la giusta occasione. Nel frattempo, la F1 corre veloce: il prossimo appuntamento è il 3 maggio a Miami. Motori pronti, riflettori accesi e piedone sul gas, sempre e comunque.








