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16.12.2020 - 13:000
Aggiornamento : 18:30

Dalla gestione di Vettel ai risultati: 2020 da profondo rosso. Intanto Mick Schumacher arriva tra i grandi

Gli affanni del Cavallino e l'approdo di Schumi jr in F1, dove Hamilton da anni regna incontrastato. Parla Alex Fontana.

«Mick si è dimostrato umile e intelligente, ma è presto per dire quale ruolo potrà recitare. È campione in F2, ma credo non sia sufficiente per etichettarlo come un talento innato. Ferrari? Per vincere non basta un cavallino sulla monoposto».

LUGANO - Calato il sipario sul Mondiale 2020 dopo il tramonto sul circuito di Yas Marina, è tempo di tirare le somme e proiettarsi già sul futuro della F1. Il campionato appena andato agli archivi, quello dell’emergenza Covid e del profondo rosso griffato Ferrari, ha comunque regalato emozioni ed è stato segnato dall’aggancio di Hamilton al leggendario Schumi (7 titoli iridati).

Dal 2021 proprio il cognome Schumacher tornerà nel paddock a 9 anni di distanza dal ritiro di Michael, con il giovane Mick che sarà al volante della Haas.

«Mi piace come personaggio, si è sempre dimostrato umile e intelligente, ma è presto per dire quale ruolo potrà recitare in F1 - interviene il ticinese Alex Fontana, pilota classe ‘92 - Si applica, ha talento e arriva tra i grandi da campione della F2, ma credo non sia sufficiente per etichettarlo come un talento innato. Al giorno d’oggi, purtroppo, l’automobilismo è un mondo in cui i risultati non contano più come una volta. Mi spiego meglio: categorie come la F2 sono basate su budget esorbitanti, accessibili solo ad alcuni eletti. Ci sono figli d’arte, chi ha forza politica e anche chi di suo è già multimilionario. Sono categorie in cui si vietano i test per diminuire le spese. L’unico risultato è che chi ha meno soldi fa pochi test, mentre chi ne ha tanti prende macchine di un anno più vecchie - o addirittura intere F1 - e va in giro per il mondo macinando chilometri. I vari Mazepin, Schumi Jr. e Stroll sono forti, veloci e sicuramente talentuosi, ma la domanda è questa: “Se avessero fatti gli stessi test di un pilota con meno risorse economiche, sarebbero lì?” Non ne sono sicuro».

L’arrivo di Mick in F1 - piazzato alla Haas dalla Ferrari - è anche un’ottima operazione mediatica. Intanto, nel team statunitense, dividerà il box con Nikita Mazepin.
«Alla Haas hanno scelto due giovani al posto di Magnussen e Grosjean. Loro sono bravissimi, ma non possono arrivare chissà dove con una macchina poco competitiva. Uno come Mazepin, con i milioni che porta, può invece aiutare il team a sviluppare la macchina e guadagnare in competitività. In sintesi, nel giro di qualche anno, grazie ai contributi del giovane russo, alla mediaticità di Schumacher e a un maggior supporto della Ferrari, ecco che la Haas potrà avere uno sviluppo importante».

Tra i due chi vedi meglio?
«Con Mazepin, il prossimo anno, mi aspetto che sia Mick ad andare più forte, facendo la sua bella figura. Sentirà un po’ di pressione, ma ha i mezzi per fare bene. Ha la fiducia della Ferrari e arriva con un background di sponsorizzazioni impressionanti».

Il 21enne tedesco sarà sostenuto anche dalla Rossa, ma intanto proprio la Casa di Maranello ha appena chiuso un anno da incubo. Dalla gestione di Vettel ai risultati in pista: quasi impossibile trovare qualcosa che abbia funzionato.
«Si è visto che dalla Mercedes non hanno solo da imparare su questioni tecniche, ma anche amministrative e gerarchiche all’interno del team. Bisogna sapersi evolvere indipendentemente dai risultati. Un buon esempio è la McLaren. Ci ha messo tanto, non sono resuscitati da un giorno all’altro, ma un po’ alla volta sono tornati. Di anno in anno sono cresciuti fino al terzo posto nel Mondiale costruttori».

Gli errori ci stanno, un anno “no” pure, ma quando sei la Ferrari non puoi arrivare sesta nel Mondiale costruttori. 
«Assolutamente no, tanto più con un budget del genere. Le stagioni negative possono capitare, ma è importante trovare una direzione da seguire. Non vuol dire abbandonare un progetto e sviluppare il seguente con 8 mesi d’anticipo, ma partire dalla struttura stessa della squadra, che ormai da anni non funziona. A Maranello si sono concentrati un po’ troppo sulle discussioni coi piloti, “dimenticando” altri punti cruciali come la guida stessa del team».

Anche la gestione di Seb, che ha vissuto un Mondiale da separato in casa, è stata quantomeno discutibile.
«Esattamente, hanno accantonato un quattro volte campione del mondo, ma Vettel non ha disimparato a guidare nonostante abbia commesso qualche errore di troppo. Come paragone basti vedere come è stato gestito il passaggio di Ricciardo dalla Renault alla McLaren. Stesso discorso per Sainz che andrà dal team di Woking alla Rossa. Si sono lasciati benissimo. Malgrado cambiassero, il rapporto è rimasto eccelso. È abbastanza clamoroso pensare che la Ferrari non sia riuscita a farlo con Vettel, che è un gentiluomo ed forse il pilota più corretto del paddock da 10 anni a questa parte».

Nel 2021 si potrà cambiare poco. I giochi sono già in gran parte fatti ed è facile prevedere altre difficoltà…
«Con tutti i cambiamenti che stanno avvenendo anche a livello gerarchico, si può dire “ora o mai più”. È il momento di stravolgere le cose. Non si può più sbagliare a livello di struttura della macchina. Non sarebbe semplicissimo, ma si può anche peggiorare... Gli altri team di certo non stanno fermi a guardare. È importante che facciano un cambio netto a livello strutturale. Non basta chiamarsi Ferrari e avere un cavallino nero sulla monoposto per vincere. Devono modificare qualcosa all’interno della squadra».

Chi invece viaggia col vento in poppa e Lewis Hamilton, che con la sua Mercedes ha continuato a dettar legge diventando anche il primatista assoluto per numero di GP vinti (95).
«Hamilton è in una situazione di enorme vantaggio. Ha talento e freddezza e ne sta raccogliendo i frutti. Ricordiamoci però che non ha sempre avuto vita facile. Bisogna riconoscergli i suoi meriti. Ha costantemente cercato di migliorare ed evolversi, imparando anche dai compagni di scuderia. Pur vincendo con un distacco imbarazzante a livello di punti, non si è mai seduto sugli allori».

Insomma un fuoriclasse con una macchina inarrivabile. 
«Probabile, ma anche in altre epoche è accaduto. Con Senna, Prost o Michael Schumacher. Talenti enormi con macchine superiori alle altre. L’automobilismo è fatto anche di questo. Essere al posto giusto al momento giusto».

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keystone-sda.ch (Giuseppe Cacace)
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Commenti
 
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Evry 9 mesi fa su tio
Via col vento subito aldirettore... tecnico.... auguri
F/A-19 9 mesi fa su tio
Alex Fontana tralascia di dire che un certo trascinatore della Rossa è morto e ciò ha lasciato il segno, certo ingegner Marchionne. Che poi chi ne ha preso le redini non segue gli insegnamenti di un certo Enzo Ferrari o di un certo Jean Todt oppure ancora di un Montezemolo è un fatto, manca appunto una guida forte. Purtroppo quel firlafurla di un Lapo Elkann dubito che possa tirar fuori qualcosa di buono, speriamo che qualche personalità forte torni a dettare le regole in questa prestigiosa scuderia per riportarla dove merita. Io sono fiducioso, l’orgoglio e l’abilità tipica degli italici ha sempre dato ottimi risultati in tutti i campi, dai motori alla moda all’industria, non per niente l’eccellenza là si trova proprio un’Italia.
gigipippa 9 mesi fa su tio
Chi arriverà avrà il gran vantaggio di non poter fare peggio.
seo56 9 mesi fa su tio
@gigipippa Tranquillo... si può sempre peggiorare..
seo56 9 mesi fa su tio
Complimenti per la coerenza 👏🏻👏🏻👏🏻
Swissabroad 9 mesi fa su tio
@seo56 Se non hai nulla da scrivere puoi astenerti. Il tuo odio verso la rossa è oramai conosciuto, perfetto. Ma nessuno capisce i tuoi commenti a vanvera.
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