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NATIONAL LEAGUE«Una stagione il cui esito dipenderà quasi esclusivamente dal rendimento degli stranieri»

18.08.22 - 07:30
Da quattro a sei stranieri, una formula che non convince Michaël Ngoy: «Ho molti dubbi»
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«Una stagione il cui esito dipenderà quasi esclusivamente dal rendimento degli stranieri»
Da quattro a sei stranieri, una formula che non convince Michaël Ngoy: «Ho molti dubbi»
«L'unico aspetto positivo che vedo è che potrebbe offrire delle opportunità importanti alle squadre medio-piccole».

LUGANO/AMBRÌ - Sarà l'anno zero per il nostro hockey? L'incremento del numero degli stranieri da quattro a sei rivoluzionerà il campionato di National League, uno dei più belli, affascinanti e spettacolari al mondo. Quella adottata è sicuramente una formula che ha fatto (e sta facendo tuttora) molto discutere. 

Che fine faranno i nostri giovani? Quanto sarà difficile per loro ritagliarsi spazio in prima squadra? I portieri svizzeri saranno sempre più emarginati? Sono solo alcune delle domande che molti tifosi si stanno ponendo a un mese dall'inizio del nuovo campionato. Ne abbiamo parlato con l'ex difensore dell'Ambrì Michaël Ngoy. «L'aumento da quattro a sei rende ancor più complicati i pronostici estivi. Questa sarà una stagione il cui esito dipenderà quasi esclusivamente dal rendimento degli import».

Una decisione che rivoluziona il nostro hockey?
«Siamo entrati in una nuova dimensione. La nuova formula è un bel cambiamento per l'hockey svizzero, ma offre anche delle opportunità. Se squadre cosiddette piccole come Langnau, Ajoie e Ambrì dovessero azzeccare gli stranieri, ecco che potrebbero rivelarsi delle vere e proprie mine vaganti. Prendiamo il powerplay, esercizio sempre molto importante nell'arco di una stagione e che con la nuova formula rischia di diventare un affare soltanto per gli import. Per questo dico che la scelta degli stranieri oggi è determinante, più di quanto lo fosse negli scorsi anni».

Nel nostro campionato non sono mancati gli arrivi di peso...
«Ci sono tantissimi acquisti che hanno giustamente reso felici i tifosi, ma solo "la carta" non basta. Alcuni li abbiamo già visti e sappiamo quello che sono in grado di dare, mentre di molti altri conosciamo poco o nulla. Attenzione dunque a scaldarsi soltanto per il cosiddetto curriculum. Quante volte abbiamo assistito a dei clamorosi flop?». 

Un nuovo assetto, quello degli import, che rischia di non portare nessuno beneficio al movimento hockeistico elvetico... 
«Esattamente, rischia di essere così anche in chiave nazionale. L'obiettivo di tale cambiamento è quello di abbassare i costi dopo stagioni difficili caratterizzate dalla pandemia, ma ho seri dubbi che sarà realmente così. Squadre come Berna, Losanna, Zugo, Lugano e Zurigo ambiscono a vincere e di conseguenza punteranno su sei stranieri fortissimi, che evidentemente hanno un costo. Inoltre penso che di giovani in pista ne vedremo sempre meno e questo è un vero peccato. Anche i portieri rischiano di pagare un prezzo altissimo...».

La nuova formula non ha nemmeno un punto positivo?
«Uno forse c'è e ne parlavo prima. Se una squadra di medio-bassa classifica dovesse azzeccare gli stranieri potrebbe arrivare a fare molta strada».

Il "tuo" Ambrì sembra aver lavorato molto bene in sede di mercato...
«Ci sono delle ottime basi. Oltre a stranieri interessanti - ma che potremo giudicare soltanto dopo alcune partite - hanno confermato Juvonen, la cui affidabilità è fuori discussione. Se a loro aggiungiamo i vari Pestoni, Zwerger, Bürgler, Kneubuehler ed Heim possiamo tranquillamente affermare che sulla carta questa è una squadra che può anche sognare in grande. Chaplik?  Spero possa essere il nuovo Kubalik».

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