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Luca Panizzolo

La notte ticinese che muore nel silenzio della politica e associazioni di categoria

Luca Panizzolo (PLR), Consigliere comunale a Locarno
TiPress
La notte ticinese che muore nel silenzio della politica e associazioni di categoria
Luca Panizzolo (PLR), Consigliere comunale a Locarno

Il Covid ha colpito duro il settore della ristorazione e della vita notturna. Oggi, a distanza di anni, i segni sono ancora evidenti: locali storici chiusi, discoteche svuotate, bar che faticano a restare a galla. Non è solo questione di nostalgia: la vita notturna è parte dell’identità e dell’attrattiva del Ticino, è lavoro, turismo, indotto economico. Eppure, di fronte a questa crisi silenziosa, la politica sembra distratta — ma c’è anche un altro silenzio che pesa: quello delle associazioni di categoria.

Le cause sono note: costi in crescita, affitti pesanti, energia alle stelle, prezzi che scoraggiano i clienti. Ma anche regole che hanno cambiato gli equilibri, come l’allungamento degli orari per i bar, che ha finito per svuotare le discoteche. A questo si aggiunge un cambiamento culturale: i giovani spendono meno, cercano esperienze diverse, più accessibili e meno “massive”.

Un altro elemento critico riguarda i troppi eventi di massa organizzati nelle nostre città: grandi manifestazioni che drenano risorse pubbliche e attirano pubblico solo per qualche giorno, ma che spesso non portano vera ricchezza diffusa. Anzi, finiscono per schiacciare le attività locali, che in quei periodi si trovano a dover fare i conti con concorrenza temporanea ma devastante, senza benefici durevoli. Terminati questi eventi, le città si svuotano: sembrano deserti, e i locali, per risparmiare e contenere i costi, arrivano persino a chiudere prima dell’orario consentito.

Le associazioni che rappresentano il settore, che denunciano da tempo cali del fatturato tra il 20 e il 50% negli ultimi mesi, costi crescenti e mancanza di aiuti — non possono limitarsi a dichiarazioni. Dove sono quando servirebbe farsi sentire davvero? Sono mute, ben sapendo della gravità che vivono i loro associati.

Eppure, in questo scenario drammatico, ci sono ancora imprenditori locali che non mollano: con enormi sacrifici tengono in piedi le loro attività, pur sapendo che sarebbe forse più semplice “vendere la baracca” e reinventarsi altrove. Scelgono di resistere, nonostante tutto, perché credono ancora nel valore del loro lavoro e nel legame con il territorio.

Il rischio però è chiaro: senza un sostegno mirato, la movida ticinese diventerà solo un ricordo. Una città senza vita notturna è una città che si spegne, perde turismo, creatività, opportunità. È un impoverimento sociale ed economico che non possiamo permetterci.

Chi governa non può ignorare questa sfida. La notte è economia, lavoro e soprattutto attrattiva per i giovani che troppo spesso guardano altrove per divertirsi. Se vogliamo trattenere talenti, turisti e vitalità, dobbiamo ridare dignità al settore notturno e smettere di illuderci che qualche evento di massa all’anno basti a sostenere l’economia locale.

La politica ticinese ha ora l’occasione di scegliere: lasciare morire lentamente la movida, oppure investire nel suo rilancio, trasformandola in risorsa per tutti.


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