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SVIZZERA/CANTONEIl tasso guida scende, ma «nessun effetto a cascata» sulla vita reale

20.06.24 - 15:50
Il professore Edoardo Beretta (USI): «BNS taglia i tassi perché vede i rischi dell'inflazione diminuire all'orizzonte»
Foto Deposit/USI
Il tasso guida scende, ma «nessun effetto a cascata» sulla vita reale
Il professore Edoardo Beretta (USI): «BNS taglia i tassi perché vede i rischi dell'inflazione diminuire all'orizzonte»

BERNA/LUGANO - Gli annunci anche quelli meno roboanti si portano dietro sempre la stessa domanda fra coloro che li raccolgono e si sentono tirati in causa: cosa ci cambia nella vita?

Fresca di giornata è arrivata la notizia che la BNS ha deciso di rintuzzare ulteriormente - dopo la limata percentuale di marzo - il tasso guida: 0,25 punti percentuali. Gli analisti si dividono fra euforici che gridano all'ennesimo «punto di svolta» alla lotta all'inflazione e i meno entusiasti che la vedono attraverso la lente di ingrandimento della prudenza. Siamo andati a chiedere lumi al professor Edoardo Beretta, professore titolare alla Facoltà di Scienze economiche dell'USI: allora professore, come stanno (e staranno) le cose economiche alla luce di questo ribasso del tasso di riferimento firmato BNS?

Il taglio del tasso guida e gli effetti sulla vita reale: «Misure di politica monetaria a due facce» - «Guardi, la BNS taglia i tassi perché vede i rischi dell'inflazione diminuire all'orizzonte - premette - poi dobbiamo imparare a leggere questi provvedimenti come delle misure di politica monetaria che hanno sempre due facce, a seconda del ruolo che si ha come individui all'interno della società». Prendiamo al volo la distinzione del professore, calandoci nei panni di chi nel disbrigo delle faccende che animano la sua vita deve dirimere i tanti dubbi che lo assalgono in tema di mutui, affitti, conti di risparmio, rapporto franco-euro. Partiamo dal primo punto professore.

L'effetto sui mutui - «Beh, credo che si debba differenziare a seconda delle situazioni - spiega - chi prende a prestito, in futuro, chiaramente avrà potenzialmente da remunerare meno la somma ricevuta. Cioè, in altre parole, il costo del denaro diminuirà e quindi i prestiti, piuttosto che le ipoteche, di qui in poi dovrebbero venire adeguate al ribasso. Dico dovrebbero, perché questi meccanismi non sono sempre automatici o perlomeno immediati e non tutte le banche comunque operano nello stesso modo. Nel contempo - aggiunge - chiaramente anche il risparmio verrà meno avendo la BNS abbassato il tasso guida. Torniamo al famoso discorso del rovescio della medaglia».

Secondo punto che interessa il solito "ascoltatore-cittadino" di annunci finanziari che piovono da molto in alto: il tema "mannaia" degli affitti.

Capitolo affitti - «Allora, è chiaro che l'andamento del tasso di interesse in generale può influenzare la decisione degli individui fra appunto prendere in affitto un immobile o magari riflettere su un acquisto a medio lungo termine - argomenta il professor Beretta - quindi tendenzialmente una riduzione del costo del denaro tende a spingere più verso un acquisto immobiliare più conveniente. In prospettiva, però, sono meccanismi che non hanno un effetto a cascata immediato. Dipende chiaramente anche dalle prospettive congiunturali e dalla perduranza oltre che sopportabilità di un certo tasso di interesse nel medio e lungo termine».

I conti di un risparmiatore - E passiamo alla terza incognita che agita ad esempio i pensieri di un risparmiatore: i conti di risparmio appunto. Come saremo messi su questo fronte? «Già adesso i conti di risparmio sono remunerati comunque in modo abbastanza esiguo - spiega - per nulla, invece, i conti privati. Se pensiamo a questo, credo che sia un punto su cui bisognerebbe in futuro chinarsi, cioè che il risparmio non debba essere premiato soltanto laddove venga, diciamo, fissato, allocato, bloccato per diverso tempo. Ma in generale - è convinto il professore - dovrebbe esserlo anche se è libero sul conto privato, perché è molto semplice, perché comunque le banche prestano quei fondi a loro disposizione e non hanno necessariamente bisogno del fatto che il risparmiatore li blocchi, li vincoli per diversi mesi».

Mercato dei cambi: il rapporto franco-euro - Quando sul mondo finanziario tira un vento che sferza in qualche modo la calma percentuale, in tanti non possono non guardare al mercato dei cambi. Come la vede, alla luce del piccolo "zac" di forbice operato da BNS, la convivenza spesso turbolenta del franco e dell'euro sotto lo stesso tetto dei flussi di cambio?

«È probabile - ma attenzione dico probabile perché ci muoviamo su un terreno incerto - che il franco tenda almeno temporaneamente a deprezzarsi leggermente. Però io non vedo un rischio molto forte in questo momento, stiamo pur sempre parlando di venticinque punti base che sono davvero poco per generare un impatto di significato in termini valutari. Tenga presente - spiega l'economista - che nel contempo abbiamo una situazione di grande incertezza sui mercati finanziari tuttora, perché per quanto le borse abbiano un buon andamento in questo momento, in generale però convivono con una situazione di grande insicurezza, dovuta innanzitutto alle elezioni che incombono in vari paesi, Francia adesso e a breve Stati Uniti. Quindi - rileva - c'è tutta una serie di dinamiche geopolitiche legate anche ai conflitti in corso, che non sono indifferenti e non sono facilmente prevedibili. Quindi io non vedo in questo momento un effetto a cascata così meccanico sul tasso di cambio franco-euro. È invece probabile - evidenzia - che il taglio dei tassi tenda di poco a livellare il saggio di cambio franco euro, ma io ritengo che sia ben più verosimile che la direttrice nel medio termine sia quella che abbiamo visto dalla crisi economico-finanziaria globale in poi, cioè che il franco tenda ad apprezzarsi nei confronti dell'euro. Poi - chiude l'argomento - si può certamente assistere ad aggiustamenti di giorni o settimane. Ma la macro direttrice è finora questa, cioè che il franco tende a essere sempre più considerato una moneta rifugio - anche nei confronti dello stesso euro che ha una diffusione maggiore a livello internazionale - con conseguente tendenza all'apprezzamento».

Le azioni più incisive contro l'inflazione? «Un controllo della liquidità in circolazione» - Un'ultima questione professore: a suo avviso quali sarebbero le misure più incisive per dare una bella spallata all'inflazione? «Allora, innanzitutto con un controllo della liquidità in circolazione: questo è comunque fondamentale. Quindi non soltanto, diciamo, delle misure di inasprimento dei tassi di interesse. Perché la lotta all'inflazione si fa anche e tuttora guardando all'evoluzione della liquidità. Vi è poi un tema legato chiaramente - sebbene non di stretta competenza della banca centrale - ai costi di produzione e quindi agli incentivi fiscali a produrre. In altre parole: la tassazione contribuisce a riversarsi poi sull'aumento dei costi e quindi sull'aumento dei prezzi finali. Poi - aggiunge - un altro tema è quello dell'accorciamento della filiera produttiva. Abbiamo visto che le filiere produttive possono essere molto lunghe e in situazioni di incertezza globale possono comportare degli stalli in alcuni dei suoi nodi con conseguente aumento dei prezzi. Non dimentichiamo però un'altra questione rilevante: la diversificazione delle fonti energetiche, che in Europa per esempio è mancata per anni, con una concentrazione sul gas in particolare. La sfida con l'inflazione passa, in prospettiva, anche da questi aspetti».

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