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03.10.2021 - 13:360
Aggiornamento : 18:42

La scarpa miliardaria di Federer On è un gigante con i piedi d'argilla?

A causa del Covid le sue fabbriche in Vietnam sarebbero chiuse e si prospetta un Natale da dimenticare.

E dal botto da 11 miliardi a Wall Street di metà settembre il titolo ha già perso un quarto del suo valore.

ZURIGO - Quello del 15 settembre è stato un gran giorno per il marchio zurighese di calzature sportive On Running. Al momento del “via” a Wall Street, infatti, il titolo dell'azienda è scattato con decisione portando la capitalizzazione a quota 11 miliardi.

Una bella gioia, scrive la SonntagsZeitgung, per i fondatori David Allemann, Olivier Bernhard e Caspar Coppetti così pure per Roger Federer - consulente e socio azionario - da poco diventato ufficialmente miliardario.

Ma, dietro le celebrazioni, l'ombra dell'incertezza. Già perché anche On starebbe fronteggiando degli importanti problemi di approvvigionamento - che di questi tempi stanno purtroppo diventando la norma - a causa di alcuni focolai di coronavirus nelle sue fabbriche in Vietnam. A causa del numero crescente di casi, infatti, diversi calzaturifici sono stati messi in lockdown. Fra questi, conferma il domenicale, ci sarebbe anche quella di On Running.

Una pessima notizia per l'azienda che, nel paese del Sudest asiatico, produce la totalità delle sue scarpe. Ma l'azienda di base in Svizzera non è sola, si trova in buona compagnia con altri grandi attori delle scarpe sportive - compresa Nike - che ormai vedono profilarsi un Natale nel segno dell'incertezza e probabilmente nero.

Come andrà a finire per On Running? Non ci è dato saperlo, anche perché l'azienda preferisce non dare previsioni in termini economici si è barricata dietro il silenzio stampa che solitamente segue le IPO e che durerà, conferma l'azienda, «almeno fino a metà ottobre».

Per tentare di capire qualcosa in più su come la pandemia stia influenzando l'operatività dell'azienda c'è da fare riferimento all'incarto di 200 pagine presentato al momento della discesa in Borsa: «il coronavirus influenza e continuerà a influenzare l'operatività della catena di approvvigionamento e le attività commerciali», riporta il testo che non nasconde l'eventualità di una perdita d'esercizio, un tracollo e addirittura il fallimento. A scanso d'equivoci, in documenti di questo tipo è la norma delineare gli scenari peggiori per motivi di trasparenza nei confronti degli investitori.

Ma è proprio la trasparenza dell'azienda a preoccupare, come evidenzia la Zeitung. Se i capi di On avevano parlato profusamente a ridosso del boom a Wall Street, parlando anche di coronavirus e produttività, da qualche tempo a questa parte a dominare è il silenzio. La sensazione diffusa è che l'azienda Svizzera, a differenza della concorrenza che può contare su mezzi finanziari e un'esperienza logistica maggiore, si stia trovando impantanata in una situazione da cui non riesce a tirarsi fuori.

Nel frattempo l'entusiasmo degli investitori sembra essersi raffreddato e il titolo è sceso a ridosso dei 30 dollari, tornando così al valore stimato d'apertura e perdendo circa il 25% rispetto alla quotazione da picco che aveva reso On una delle novità più discusse della finanza mondiale.

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