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Il pessimismo regna in quasi tutti i settori dell'economia svizzera.
SVIZZERA
05.05.2020 - 17:330

Le aziende non riescono a essere ottimiste, in questo momento

Secondo il sondaggio del KOF le prospettive sono peggiori rispetto alla crisi del 2008/09

ZURIGO - A causa dell'epidemia di coronavirus le aziende svizzere giudicano molto negativa la loro situazione attuale e sono anche parecchio pessimiste per il futuro.

È quanto emerge dall'ultimo sondaggio del Centro di ricerca congiunturale del Politecnico federale di Zurigo (KOF). Le imprese reputano la situazione degli affari in maniera ancor più negativa che durante la crisi finanziaria del 2008/09. Il relativo indicatore è crollato in aprile a -17,0 punti, dopo +19,1 punti in marzo.

«Il coronavirus ha catapultato l'economia fuori dalla sua orbita congiunturale», ha dichiarato in videoconferenza stampa l'economista del KOF Klaus Abberger. «L'economia ha frenato a fondo». Al contempo l'esperto ha sottolineato che l'emergenza della Covid-19 ha colpito, in tutti i settori, soprattutto per quanto riguarda la domanda, mentre la maggior parte delle ditte è confrontata solo a pochi problemi sul fronte del rifornimento.

Questo fenomeno e le misure adottate per lottare contro l'epidemia hanno lasciato tracce in tutti i settori. Stando a un comunicato del KOF ve ne sono però alcuni - quali l'industria di trasformazione e in parte anche la costruzione - in cui l'elevato livello delle commesse in portafoglio nei primi mesi dell'anno ha un po' attenuato il crollo a partire da marzo. Tuttavia l'entrata di ordinativi dovrebbe ormai risultare debole.

Guardando al futuro le imprese sono quindi ancora più pessimiste che ai tempi della crisi finanziaria. Le aspettative nel commercio al dettaglio e anche nel settore alberghiero e della ristorazione sono ovvie: in entrambi i settori il giudizio sulla situazione attuale degli affari ha subito un tracollo, ha aggiunto Abberger. Hotel e gastronomia sono stati travolti in pieno dall'epidemia. Ma anche il commercio al dettaglio si è fermato in molti rami a causa delle misure per contenere la diffusione della Covid-19. Il relativo indicatore è così sceso al livello più basso da 15 anni. Una cosa che però sorprende un po' l'esperto sono le attese per la futura evoluzione dei prezzi, che sono piuttosto stabili. «Ciò potrebbe significare che i dettaglianti non prevedono di tornare sul mercato conducendo una guerra dei prezzi».

Abberger conta tra i grandi perdenti anche il settore degli altri servizi. La situazione degli affari è nettamente peggiore che durante la crisi di oltre dieci anni fa e le aziende di molti rami del settore - trasporti, informazione, comunicazione, servizi economici e personali - si aspettano una contrazione della domanda molto più marcata di allora.

Le banche dal canto loro sono confrontate a una calo della domanda di crediti da parte della clientela privata, ma a un aumento da parte di quella aziendale.


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